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Lucca, società manifatturiera evade 18 milioni di euro

Lucca – La Guardia di Finanza di Lucca, a conclusione di una complessa indagine di polizia giudiziaria, coordinata dalla locale Procura della Repubblica, ha scoperto un caso di rilevante evasione internazionale, realizzato da una società manifatturiera lucchese che si avvaleva di una sede secondaria in Tunisia, al fine di evadere le imposte.

L’indagine fiscale avviata nell’ambito dell’attività del Corpo volte al contrasto dei fenomeni di evasione ed elusione fiscale di rilievo internazionale, ha consentito alle Fiamme Gialle di quantificare, negli anni d’imposta dal 2010 al 2015, ricavi non dichiarati al fisco per oltre 18 milioni di Euro e di denunciare all’Autorità Giudiziaria l’amministratore della società, configurandosi a suo carico l’ipotesi di reato di infedele dichiarazione, prevista e punita dall’articolo 4 del Decreto Legislativo 74/2000.

A garanzia della somma evasa, l’autorità giudiziaria ha sottoposto a sequestro preventivo, finalizzato alla confisca, una somma di denaro per a oltre 1 milione di euro, emersa dall’analisi dei diversi conti correnti intestati alla società.

Il meccanismo adottato dall’impresa lucchese è consistito nella creazione di una sede secondaria all’estero, corrispondente in termini tecnici ad una vera e propria stabile organizzazione, per aggirare il fisco italiano ed ottenere un indebito risparmio d’imposta.

Attraverso tale stratagemma, la società manifatturiera per anni ha evaso le tasse, grazie alla costituzione nello Stato africano, che garantisce alle società di export ivi stabilite l’esenzione totale della tassazione per dieci anni, di una azienda di calzature dedita alla realizzazione di tomaie che, dopo essere state assemblate e rifinite a Lucca, venivano infine destinate alla rete della clientela, rappresentata da noti marchi del mercato del lusso, italiani ed esteri.

La società raggiunta dall’indagine svolta dal Nucleo di Polizia Tributaria infatti gestiva e controllava in realtà dal territorio lucchese tutte le decisive fasi contrattuali, produttive e commerciali, inclusa la selezione prima e l’assunzione poi del nuovo personale destinato alla sede tunisina. L’assenza di autonomia economico-contrattuale della struttura estera ha permesso di ricondurre nel territorio nazionale il reddito prodotto nello Stato africano che avrebbe dovuto essere dichiarato in Italia.

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