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Isis, ok dell’Inghilterra a raid aerei. Si spacca partito laburista

Londra – Dopo Francia e Germania anche l’Inghilterra ha deciso di avviare raid aerei per sconfiggere la minaccia del Califfato.

Sono stati 397 i sì e 223 i no a determinare l’ok del Parlamento. Mentre 67 su 232 sono stati i parlamentari laburisti che hanno votato a favore dei bombardamenti provocando una divisone all’interno del partito guidato dal 66enne Jeremy Corbyn. La decisione è stata presa nella serata di mercoledì e ha avviato le basi per una crisi interna.

A Westminster, Hilary Benn, ministro degli Esteri, è stato portavoce dei laburisti e ha spiegato di appoggiare apertamente la mozione del premier conservatore David Cameron per il via libera ai raid. Benn ha votato sì, difendendo Corbyn a parole, ma appoggiando le azioni di guerra. “Corbyn non è un simpatizzante dei terroristi, ma è un uomo onesto. Sosteniamo Corbyn ma siamo consapevoli che ora dobbiamo confrontarci con il male e con il terrorismo, dobbiamo sostenere l’intervento in Siria”, ha dichiarato.

All’esterno del palazzo moltissimi manifestanti hanno urlato “Stop the war”, con volantini e striscioni.

E così che dopo poche ore dall’ok inglese, nella notte tra mercoledì e giovedì, caccia britannici hanno attaccato la Siria. La notizia è stata confermata dal ministero della Difesa che ha spiegato che dopo il voto della Camera dei comuni, quattro caccia Tornado della Royal Air Force (Raf) sono decollati da una base aerea britannica nella cipriota Akrotiri. 

Cameron: “Questi terroristi pianificano di ucciderci. Ci attaccano per quello che siamo, non per quello che facciamo. Occorre una strategia più ampia, oltre alle armi. La Royal Air Force colpirà solo l’Isis. Molte delle trame terroristiche degli ultimi mesi contro il Regno Unito – sette, secondo Downing Street – sono state orchestrate in Siria”.

Al contrario, Corbyn attacca: “Questa decisione accrescerà i rischi di attacchi terroristici anzichè allontanarli. I bombardamenti uccideranno ancora civili innocenti e creeranno più rifugiati. I precedenti dell’Afghanistan, dell’Iraq e della Libia dovrebbero indurre alla prudenza in nome del buonsenso, non del pacifismo”.

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