Casal di Principe - San Cipriano - Casapesenna

Traffico d’armi per l’Africa: l’ombra del clan dei casalesi

Casal di Principe – Ci sarebbe la camorra, in particolare il clan dei Casalesi, dietro un ingente traffico internazionale di armi destinate a Somalia, Armenia, Costa d’Avorio, Iraq, Libia, Nigeria, Iran, Sud Sudan e Angola.

Giovedì mattina, su ordine della Direzione distrettuale antimafia di Napoli, il Gico della Guardia di Finanza di Venezia ha eseguito perquisizioni in tutta Italia, tra Veneto, Abruzzo, Campania, Friuli Venezia Giulia, Lazio, Liguria, Lombardia, Molise, Piemonte, Sicilia e Toscana.

23 gli indagati per i reati di associazione a delinquere finalizzata al traffico di armi da inviare nei paesi africani. Il traffico riguarda in particolare la vendita di componenti di aerei, elicotteri e fucili mitragliatori. Nel mirino un’organizzazione che si occupava anche dell’arruolamento di mercenari. Ed è qui che l’inchiesta napoletana si sarebbe intrecciata con altre che sono in corso nel Veneto. Uno dei paesi maggiormente coinvolti nel traffico è la Somalia.

Dalle indagini sarebbero emersi il coinvolgimento della camorra casertana e contatti con ambienti del terrorismo internazionale.

Tra gli indagati, secondo quanto apprende l’Agi, risultano Bruno Scapini, ex ambasciatore italiano in Armenia fino al 2013; Riccardo Migliori, toscano, ex deputato eletto nelle liste del Popolo delle Libertà, già presidente dell’Assemblea parlamentare dell’Osce (Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa); Andrea Pardi, legale rappresentante della Società italiana elicotteri Srl, con sede all’aeroporto di Roma Urbe.

Sarebbe coinvolti anche Francesco Chianese, imprenditore casertano sospettato di legami con il clan dei Casalesi, Giancarlo Carpi, fondatore della struttura militare “Legione Brenno”, e Andrea Pardi, il manager della Società Italiana Elicotteri che ad ottobre aggredì il giornalista di Report, Giorgio Mottola.

Proprio “Report”, domenica 15 novembre, alle 21.45, affronterà la vicenda con un’inchiesta curata da Sigfrido Ranucci.

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