Casal di Principe - San Cipriano - Casapesenna

Camorra, i casalesi avevano creato “network” criminale: 19 arresti

Caserta – Operazione contro i nuovi vertici del clan dei casalesi quella compiuta, martedì mattina, dai carabinieri del Ros e del comando provinciale di Caserta, coordinati dalla Direzione distrettuale antimafia di Napoli. 19 le ordinanze di custodia cautelare eseguite nei confronti di attuali capi e gregari dei clan di Casal di Principe, San Cipriano, Casapesenna e del litorale domizio, i quali, decimati dagli arresti, si erano riorganizzati in un “network criminale”.

“Azimut” il nome dell’operazione messa a segno dai militari dell’Arma. Gli indagati dovranno rispondere delle accuse di associazione di tipo mafioso finalizzata a commettere una pluralità di reati tra i quali estorsioni, sequestro di persona, detenzione e porto illegale di armi.

Gli arrestati – Antonio Baldascini, 54 anni; Salvatore Borrata, 56; Vincenzo Borrata, 46; Andrea Bortone, 37; Aldo Cristiano, 61; Vincenzo Della Corte, 60; Tommaso Della Valle, 52; Americo Di Leone, 45; Carlo Di Meo, 61; Vincenzo Gallo, 50; Giuseppe Iovine, 30; Carmine Iaunese, 37; Nicola Panaro, 58; Antonio Ettore Patalano, 40; Renato Reccia, 60; Carmine Schiavone, 32; Francesco Schiavone, 48; Gennaro Sorrentino, 57; Giuseppe Vespucci, 53.

Il “network” criminale – L’indagine ha documentato l’intesa raggiunta tra i gruppi criminali Venosa, Zagaria, Iovine e Bidognetti per la gestione unitaria delle attività criminali sul territorio e la ripartizione, mediante la gestione di un’unica “cassa”, dei proventi illeciti. Un “gruppo misto” che, nonostante momenti di fibrillazione, ha continuato a federarsi con la fazione Schiavone, a cui viene riconosciuta la leadership dell’intera organizzazione camorristica, tanto che il vertice della stessa era rappresentato, fino al suo arresto, da Carmine Schiavone, tra i destinatari dell’ordinanza, figlio del capoclan Francesco Schiavone detto “Sandokan”.

L’accordo storico con mondragonesi e sessani – Certificati gli accordi sanciti tra il “gruppo misto” e i clan Fragnoli-Pagliuca di Mondragone, sorto sulle ceneri del clan La Torre, e il clan Esposito (alias “Muzzoni”) di Sessa Aurunca. Per la prima volta nella loro storia, dunque, i casalesi hanno stipulato un patto con le famiglie mondragonesi e sessane, nel passato relegate a ruoli minori sul territorio di riferimento. Sulla base di questa intesa, le attività illecite venivano perpetrate sotto una comune direzione, impiegando affiliati delle due aggregazioni criminali e suddividendo gli introiti in tre quote da destinare alla federazione dei clan di Mondragone e Sessa Aurunca, al “gruppo misto” e agli Schiavone.

Estorsione “congiunta” – Riscontrati alcuni episodi estorsivi, tra i quali quello riguardante la masseria “La Travata”, a Casamare di Sessa Aurunca, ad opera sia dei casalesi che dei mondragonesi.

Sequestrati figli ad affiliato che voleva pentirsi – Documentato il sequestro dei figli minori dell’affiliato Massimo Alfiero, attualmente detenuto al 41bis, su ordine dei casalesi, al fine di farlo recedere dal proposito di intraprendere una collaborazione con la giustizia.

Cava di rifiuti tossici a Mondragone (nel video) – Sequestrata, il 31 maggio 2013, una cava di inerti ubicata a Mondragone e gestita da soggetti contigui ai casalesi, alle falde del Monte Petrino, dove erano stati sversati rifiuti tossici, tra cui amianto.

Sequestri per 34 milioni – Eseguito il sequestro preventivo di società, beni mobili e immobili, per un valore complessivo di circa 34 milioni di euro.

Altri video: Conferenza stampa in Procura (CLICCA QUI)

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