Campania

Caso De Luca, M5S occupa il Consiglio Regionale

Napoli – I consiglieri regionali del Movimento Cinque Stelle hanno occupato l’aula del consiglio regionale della Campania per impedire lo svolgimento della seduta prevista per oggi alle 11.

I pentastellati ritengono che sia opportuno discutere della vicenda giudiziaria che vede coinvolto il presidente della Regione Vincenzo De Luca prima di mettere in votazione provvedimenti come il ddl sul riordino del servizio idrico. “Occupiamo questo Consiglio nell’interesse dei cittadini campani e della legalità – ha detto la capogruppo M5S, Valeria Ciarambino – perché questo Consiglio vuole far finta di niente rispetto ad una vicenda gravissima che qualunque altro Paese civile avrebbe portato alle dimissioni del presidente”. Poi su De Luca ha aggiunto s: “Ha detto una menzogna ai cittadini campani, è un dato di fatto, una menzogna istituzionale veicolata attraverso i canali istituzionali eppure si fa finta di niente”.

In apertura di consiglio regionale scoppia la bagarre. La presidente dell’assemblea, Rosetta D’Amelio, chiede ai consiglieri cinquestelle di rimuovere l’occupazione. Poi, con il perdurare delle contestazioni, chiede di verificare l’identità le persone che sono entrate in aula, consiglieri e rappresentanti dei comitati. “Chiedo alle forze dell’ordine di identificare le persone che hanno occupato l’aula – ha detto – bisogna essere rispettosi delle istituzioni e delle procedure democratiche”. La contestazione non si ferma fino a quando non inizia la commemorazione delle vittime degli attentati di Parigi. Poi D’Amelio convoca una riunione dei capigruppo e la seduta è sospesa.

La protesta è scattata sia per le vicende giudiziarie di De Luca che sul provvedimento sull’acqua in esame al Consiglio. Su questo tema è intervenuto anche il sindaco di Napoli, Luigi de Magistris: “Esprimo una forte preoccupazione per la proposta della giunta regionale che approda all’esame dell’aula sulla gestione pubblica dell’acqua. Con questa decisione dell’ente di Santa Lucia si esautorano oltre 500 comuni, la città metropolitana e le comunità territoriali e tutto viene ricondotto nelle mani di un direttore centrale nominato dalla giunta per gestire l’Ato unico. Si apre la strada ad una miriade di confusi e inutili organi consultivi con costi imprevedibili a carico della collettività. E quel che è più grave viene così varata una norma ‘salva Gori’ per vanificare la sentenza del Tar emessa in favore dei cittadini su 122 milioni di euro delle partite pregresse”.

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