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Botti di Capodanno, in arrivo la bomba “Pipita”: massima allerta della GdF

Il loro nome tecnico è “Cobra” e insieme alla “cipolla” rappresentano i fuochi d’artificio più tristemente noti. Ogni anno, poi, cambia il nome commerciale che è legato, per lo più, al goleador del Napoli in voga in quel momento. “Quest’anno – ha dichiarato il tenente della Guardia di finanza Andrea Giugno – il cobra non è stato ancora battezzato, siamo agli inizi. Tra qualche giorno sapremo i venditori quale nome accattivante troveranno per risvegliare la voglia degli appassionati di fuochi d’artificio”.

C’è, però, chi è già pronto a scommettere che non c’è bisogno di attendere, si chiamerà “Pipita” in onore di Gonzalo Higuain, almeno quello grande, mentre quello piccolo potrebbe essere accoppiato all’altro goleador azzurro, Lorenzo Insigne.

Che si chiami “Cobra”, cipolla, “Pipita” o “Maradona”, quella che è certo è la pericolosità di questi che vanno considerati veri e propri ordigni dinamitardi. Non a caso, infatti, alcuni di essi vengono utilizzati per attentati dalla malavita organizzata.

In particolare, il Cobra artigianale, non quello cinese, è una bomba cilindrica, una sorta di candelotto di una decina di centimetri di lunghezza, da 28 millimetri di diametro, che contiene dieci grammi di polvere da sparo pura, molto pericolosa per la deflagrazione che provoca quando la si fa scoppiare. Relativamente irrisorio anche il costo al dettaglio, che non supera i 15 euro a pezzo. Un prezzo giustificato dal lavoro nero e dalla commercializzazione sottobanco.

Di una cosa si può essere “fieri”. Il Cobra di cui si parla, così come la cipolla, è un prodotto artigianale interamente italiano, che non ha nulla a che vedere con gli omonimi giochini cinesi che pure sono vietati ai minorenni. A realizzarlo sono una rosa di operai «specializzati» in questa lavorazione particolare. Una manovalanza preziosa, fatta da italiani, che si spostano presso i vari stabilimenti di fuochi pirotecnici. Questi casertani, ad esempio, spesso si spostano in Puglia, in particolare nel foggiano, per offrire la loro preziosa opera.

In una delle due fabbriche scoperte l’altro giorno dalla guardia di finanza di Caserta si produceva polvere da sparo, una fabbricazione che, in teoria, sarebbe ristretta a poche fabbriche a livello nazionale. A sua volta, poi, la polvere da sparo viene acquistata, con registrazione, o dai titolari delle fabbriche di fuochi d’artificio o da persone che hanno il porto d’armi, anche in questo caso, ovviamente, con tracciatura.

Secondo gli investigatori, poi, il mercato al dettaglio di questi prodotti è particolare. Con l’approssimarsi delle festività natalizie sono diverse le persone che acquistano, ovviamente al nero, questi ordigni e li vendono in maniera abusiva. Due le strade seguite: o letteralmente sotto banco, da parte di chi vende al dettaglio i fuochi pirotecnici legali, di quelli cinesi, ad esempio, ma sempre pronto ad offrirti la bomba da brividi o da parte della persona che potrebbe essere il tuo vicino di casa. Sempre più spesso, infatti, le forze dell’ordine scoprono persone insospettabili che hanno accumulato delle vere e proprie santabarbara all’interno di appartamenti o cantinati. I questo senso le fiamme gialle ancora ricordano l’ingente sequestro di fuochi d’artificio illegali scoperti in un’abitazione del capoluogo in zona Saint Gobain, nello stesso periodo attuale lo scorso anno.

Anche quest’anno, come nel passato, le forze dell’ordine, dai carabinieri alla polizia di stato, dalla guardia di finanza alla polizia municipale, con l’ausilio dei vigile del fuoco, saranno presenti presso le scuole della provincia di Caserta per sensibilizzare i giovani studenti al pericolo dei fuochi di artificio. Per rendere più interessanti gli incontri, si avvarranno di filmati, di manichini e di altro materiale multimediale. Il fine sarà quello non solo di fare in modo che le giovani generazioni rifiutino l’utilizzo di fuochi illegali, ma che, a loro volta, sensibilizzino i propri familiari.

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