Gricignano

Unità Nazionale, Moretti: “Sostituiamo il senso dell’Io con quello collettivo”

Gricignano – Nel rispetto delle disposizioni impartite dalla Prefettura di Caserta, l’amministrazione comunale ha posticipato a domenica 8 novembre – per consentire maggiore partecipazione – la celebrazione della ricorrenza del 4 Novembre, giornata in cui ricade la celebrazione dell’Unità Nazionale, delle Forze Armate e dei Caduti di tutte le guerre.

In piazza Municipio il sindaco Andrea Moretti, insieme a rappresentanti dell’amministrazione, dell’Arma dei Carabinieri e della Polizia Municipale, ha deposto una corona d’alloro al monumento ai Caduti, per poi spiegare le ragioni della ricorrenza e manifestando l’auspicio di una crescita complessiva della comunità, “sostituendo il senso dell’Io con quello della collettività”.

Ecco l’intervento integrale del primo cittadino:

Cento anni fa, il 24 maggio 1915, l’Italia scendeva in guerra, prendendo parte al primo conflitto mondiale che già da un anno vedeva schierati gli eserciti delle grandi potenze europee: l’Impero Austro-ungarico e l’Impero tedesco, contrapposti a Francia e Regno Unito per la questione balcanica e non solo. L’Italia che era entrata in guerra l’anno successivo, approfittando anche della crisi dell’Impero Austro-Ungarico, aveva l’ambizione di completare il processo di unificazione politico-istituzionale, liberando quei territori soggetti al dominio straniero e rivendicati sulla base di un’identità etnica e di un antico legame storico-culturale.

La ricorrenza del 4 novembre è l’anniversario dell’entrata in vigore dell’armistizio di Villa Giusti del 1918, col quale si fa coincidere per convenzione la fine della prima guerra mondiale. L’accordo firmato con l’Impero austro-ungarico e la triplice intesa, Regno Unito, Francia e Russia, di cui l’Italia era alleata, prevedeva l’annessione di Trentino, Alto Adige, Istria e Trieste. L’Unità d’Italia era ormai cosa fatta ma a costo di grandi sacrifici e perdite umane. Sì, perché solo da parte italiana vi furono, su quattro milioni di mobilitati per il conflitto, 600mila vittime e un milione e mezzo di feriti. Lutti e distruzioni come mai si erano visti prima. Essa è definita, infatti, la “Grande Guerra” perché un conflitto di così grandi proporzioni non si era mai avuto prima, sia per numero di paesi coinvolti, ben 28, che per strategie belliche, armi usate, numero di vittime che in tutto il conflitto furono circa 8 milioni.

Il 4 Novembre, e nei giorni dedicati alla commemorazione dei Defunti in Italia e nel resto d’Europa, celebriamo il ricordo per la riconoscenza del sacrificio dei Caduti. La corona d’alloro che abbiamo deposto è un omaggio ai Caduti di tutte le guerre, compresi quelli mai identificati, e a quelli che in questi anni hanno perso la vita per la sicurezza e la pace.

Un gesto simbolico che vuole essere anche un momento di riflessione sulla Storia, un monito per i nostri giovani e le future generazioni, perché la nostra Repubblica si fonda sulla memoria del Risorgimento e sull’idea della Grande Guerra come compimento del processo di unificazione nazionale.

Le Forze Armate, di cui oggi si celebra la festa, sono state protagoniste di questo processo, presidiando ancor oggi le conquiste storiche ed interpretando un nuovo ruolo nel panorama mondiale. I soldati, i marinai, gli avieri, i carabinieri, i finanzieri, che operano nei Balcani, in Libano, in Iraq, in Afghanistan e in altre nazioni travagliate, non rappresentano più una nazione in guerra ma un’avanguardia del nostro Paese, impegnata nella cooperazione pacifica tra i popoli e per il loro sviluppo sociale, culturale ed economico.

Oggi, quindi, rendiamo onore anche ad essi, ricordando quanti hanno sacrificato la loro vita o gli anni migliori per la patria o per altre nobili cause. L’occasione è propizia per interpretare correttamente i sentimenti di tutti, di quanti sono caduti nell’ adempimento del proprio dovere, guidati dal sentimento nazionale.

Nel mondo che manifesta tensioni ed instabilità crescenti, si vanno affermando nuove e più aggressivi forme di estremismo e fanatismo che rischiano di investire non solo l’Europa ma il mondo intero.

Una minaccia, anche militare, che dobbiamo essere pronti a prevenire e contrastare. Sono le nuove sfide, i nuovi compiti che gli eredi di quei giovani, che così valorosamente hanno combattuto, sono impegnati a portare avanti.

Eppure, dopo cento anni, se quelle stesse nazioni che si combattevano duramente nelle trincee, sono oggi riunite sotto la bandiera dell’Unione Europea, grazie alla quale oggi viviamo in paesi uniti e pacificati, vuol dire che quel sacrificio non è stato vano.

Tuttavia, le vicende belliche degli ultimi tempi, nei Paesi arabi e nel Medio Oriente, ci insegnano che comunque non bisogna abbassare la guardia né sottostimare i rischi di gruppi di terroristi armati, del fondamentalismo religioso, della ricerca fanatica della società perfetta. Inoltre, le contrapposizioni politico-istituzionali, le lobby, la crisi economica ed occupazionale, ci dicono che in Italia c’è ancora molto da lavorare per completare quel processo di unificazione iniziato dai nostri predecessori tanti anni fa.

Occorre portare a compimento quel senso di nazione e di unità che merita questo nostro grande popolo ricco di storia e cultura a cui, purtroppo, non fa difetto il disfattismo cronico, avvezzi come siamo, a dare più risalto ai difetti che agli esempi positivi che pure esistono in ogni campo. Anche questo ci darà il senso di una grande nazione.

Allora, diamo tutti il nostro contributo a questa crescita complessiva, anche sostituendo il senso dell’io con quello della collettività, superando gli egoismi personali per costruire, uniti e solidali, la nostra vera casa comune, la nazione che tutti auspichiamo, nel benessere, nella pace, nel progresso e nella democrazia. Viva l’Italia e viva le Forze Armate”.

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