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Arienzo, costi mensa scolastica: la dirigente attacca l’Amministrazione

Arienzo – Il consiglio dell’istituto comprensivo “Galilei” di Arienzo, riunitosi lo scorso 30 ottobre, in seduta straordinaria, con regolare convocazione d’urgenza e invito al sindaco a presenziare, dopo aver analizzato la delibera di Giunta comunale nella quale si declinano i costi della mensa per l’anno scolastico 2015/2016, discriminati tra residenti e non residenti con un gap tra le due compagini di ben 32.60 euro dalla fascia più bassa e di 17.20 euro dalla fascia più alta, nel chiedere all’amministrazione una rivisitazione di tale atto amministrativo fortemente lesivo della democrazia e dell’uguaglianza sociale che la scuola pubblica deve perseguire, la dirigente Maria Pirozzi ha rappresentato ai delegati dell’amministrazione quanto segue.

Riceviamo e pubblichiamo:

La delibera di discrimine economico per il corrispettivo del servizio a domanda individuale di mensa scolastica, garantito da codesto Ente, a seguito di richiesta della scuola, per la conservazione della pregiata organizzazione di tempo pieno che caratterizza quest’istituzione scolastica da circa un quarantennio, appare una decretazione della dichiarata e prospettica morte dell’autonomia della scuola di Arienzo, attestato che essa si regge essenzialmente sui non residenti, essendo i residenti in quantità così ridotta da non poter da soli garantire l’esistenza di un istituto scolastico autonomo.

A tale scopo mi sembra interessante sottoporre all’attenzione delle SS.LL. una sentenza della Corte dei conti relativa alla risposta ad un quesito posto da un comune talmente attento alla conservazione dell’autonomia della scuola che si è preoccupato di chiedere alla Corte dei conti se fosse attuabile l’attivazione di un costo uguale anche per i non residenti atteso che la preoccupazione di questo comune fosse proprio quella che discriminando i costi per i non residenti, questi ultimi avessero scelto una scuola diversa, compromettendo la conservazione dell’autonomia di quella scuola.

E’ emblematico confrontare tale comportamento con quello che invece codesta amministrazione ha deciso di adottare, con la esplicita dichiarazione del vicesindaco riportata nel verbale del consiglio di istituto che “il comune di Arienzo non può sopportare (o supportare – non cambia molto il senso) –  in termini di fronteggiare –  i costi della manutenzione di una scuola con tanti alunni.

Di conseguenza appare evidente la mancanza di qualsivoglia volontà di dialogo e di negoziazione, considerato che sarebbero percorribili altre strade che non deve suggerire la scrivente, in quanto chi si candida ad amministrare una città dovrebbe conoscere le norme che regolano i servizi e i rapporti tra enti, funzionali a garantire i servizi.

E’ inoltre discutibile la proposta del sindaco di voler portare la scuola secondaria di II grado ad Arienzo se la mentalità dell’amministrazione che conduce è quella di fare del bene solo a chi risiede nel comune: una scuola secondaria del II grado, con le recenti innovazioni normative introdotte, vede i comuni ancora più coinvolti nella gestione degli edifici e delle utenze (non essendo più alcuni servizi di competenza delle province), e poi se si preclude la possibilità ai non residenti di fruire dei servizi della scuola dell’obbligo e si auspica una riduzione della popolazione scolastica (che si otterrà sicuramente dal prossimo anno scolastico, atteso che il comune non realizza nuove aule che da ben due anni sono state richieste) come si spera poi di attrarre il consenso di cittadini non residenti, “cacciati” durante la scuola dell’obbligo sperando che ritornino per quella non dell’obbligo?

La base numerica degli alunni per proiettare la fattibilità dell’istituzione di classi di secondaria di II grado, in un comune così piccolo,  risiede nei numeri esistenti al I ciclo! La scuola di Arienzo ha finora rappresentato l’orgoglio delle amministrazioni comunali. Il plesso Galilei è stato beneficiario di Fondi strutturali europei dell’ASSE II per la riqualificazione grazie all’intraprendenza del management scolastico che si è assunto l’onere di approvvigionare la scuola di questi fondi nonostante la complessità della gestione di lavori infrastrutturali, la scuola di Arienzo è scuola polo per una quantità enorme di iniziative a favore dello sviluppo della persona: avere nel proprio comune una scuola che viene scelta da chi non vi risiede dovrebbe essere segno di produttività culturale per gli amministratori.

Invece, durante il consiglio abbiamo dovuto sopportare gesti di esclusione da parte del vicesindaco, che ha a chiare lettere affermato :”Ma perché se sono buone pure le altre scuole i cittadini degli altri comuni non se ne vanno nelle loro scuole?”, dando evidentissima prova della sua non conoscenza del dettato costituzionale (art.3,33,34) e men che mai dell’art.53.

Una tale chiusura è espressione di rifiuto della crescita culturale del paese. Se l’indice di ricchezza di un paese è dato dalla presenza delle banche, mi permetto di far osservare che l’indice di sviluppo culturale è dato dal numero degli alunni e dalla qualità dell’offerta formativa. Arienzo potrebbe ancora pregiarsi di avere un dato certo: la cultura, ma non lo desidera.

Ormai sono già tanti i genitori che hanno deciso che finito l’anno se ne andranno, altri che non iscriveranno i loro figli che devono iniziare il percorso. Onestamente, giocoforza, la scrivente deciderà di abbandonare il campo. Non è suo stile non combattere. Ma le battaglie perse sono quelle contro l’incultura e l’arroganza! La difficoltà dei comuni a fronteggiare le spese è stata da sempre l’angustia dei sindaci, anche in passato, senza che per questo si sia attaccata la scuola.

E’ inutile nascondersi dietro il dito. Gli amministratori presenti al consiglio si sono lasciati sfuggire la verità: Arienzo non vuole nella sua scuola i non residenti, così “si consuma meno acqua per gli sciacquoni dei bagni”, “si consuma di meno per la manutenzione ordinaria”, non si devono realizzare nuove aule, palestre, servizi ecc.

Non meno ininfluente mi sembra l’attenzione alla qualità della mensa. E’ stato detto che i costi sono aumentati perché aumenterà la qualità. Non è certo la pasta Rummo, decisione pregevole, che farà della mensa una mensa di qualità, né può essere additata come il motivo di un aumento dei costi, considerato che non è un prodotto costosissimo. Fermo restando che tuttavia tutti auspichiamo un miglioramento della qualità, questa è però da rilevare ancora. Benchè sia lampante e appare strano che sia stata invitata ad una gara di cottimo fiduciario (procedura secondo la quale è la stazione appaltante a decidere i criteri con i quali invitare le ditte a presentare l’offerta) una ditta destinataria di multe da parte dei NAS, di numerosissime lettere di protesta e di disservizio scritte all’ente locale dalla scrivente a seguito delle lamentele dei genitori che, purtroppo poiché all’ente locale vengono ripetutamente trattati in malo modo o non ricevuti, si rivolgono alla preside per essere tutelati.

A mangiare sono bambini dai 2.5/3 ai 9/10 anni. La ditta è la stessa dello scorso anno. Il punto cottura in Arienzo è in prospettiva ma non c’è ancora, tant’è che la data di inizio è stata ulteriormente dilazionata, perché ovviamente dei problemi che questo comporta alla scuola il comune non si interessa, Infatti non si è preoccupato di una soluzione alternativa, che pure si può cercare con il dialogo corretto con le istituzioni preposte. Intanto la scuola avendo un doppio organico e dovendo garantire un tempo scuola di 40 ore non può continuare a funzionare senza mensa, né si potrebbe programmare il recupero di dette ore di diritto allo studio perse perché gli insegnanti stanno svolgendo le loro ore di lavoro!

Si ipotizza una qualità del cibo che intanto si comincia a far pagare di più, ma non sappiamo se sarà cosi. Forse un po’ di prudenza non avrebbe guastato. Far prima sperimentare la qualità migliorata e poi cambiare i costi sarebbe stata una strategia vincente. E comunque, percorrere la via del consorzio tra enti e non dell’esclusione con un prezzo proibitivo solo per i non residenti avrebbe confermato la volontà dichiarata dal sindaco in un suo comunicato di accogliere e non di escludere (anche se questa sua volontà è in aperto contrasto con quanto affermato dal vicesindaco al consiglio).

E’ molto triste da parte della scrivente dover comunicare per iscritto, ma la risposta del sindaco, alle richieste interlocutorie della dirigente, è sempre: “Preside sto in emergenza, più di 5 secondi non le posso dedicare” e Arienzo non ha un assessore alla Cultura e all’istruzione. Tutti questi sono dati non chiacchiere. Non c’è tempo per la scuola, si ritiene sprecato un assessorato alla cultura e all’istruzione! Il vicesindaco ha affermato nel consiglio che tutte le richieste della preside vengono esaudite.

E’ davvero ingiusta come affermazione: c’è un vetro rotto da due anni alla scuola media, i maniglioni antipanico mancanti a tutte le porte, i bagni di Crisci da rifare, la richiesta di nuove aule per il plesso Crisci che, per essere un plesso richiestissimo per la qualità didattica e per l’accoglienza e la serenità del luogo, è cresciuto nei numeri senza nessuna corrispondenza alle richieste della scuola da parte del comune, sempre giustificate con mancanza di fondi.

Addirittura il vicesindaco si è permesso di dire nel consiglio che se la scuola ha i fondi visto che il comune non ce li ha, può pagare la differenza per i non residenti! Il trasloco delle suppellettili del plesso Valletta è stato coordinato dalla preside e non dal comune, è stato realizzato dai collaboratori scolastici e non da una ditta di trasloco come sarebbe stato opportuno fare, i lavori di adeguamento e attrezzature al refettorio del nuovo plesso non sono ancora partiti…forse nel pomeriggio di oggi! La mensa sarebbe dovuta iniziare domani! La scala di sicurezza che conduca i bambini dal punto di raccolta ad un’uscita più sicura di quella che con l’alluvione recente ha determinato la chiusura della scuola per intransitabilità della strada non è stata ancora pianificata, nonostante la disponibilità del consiglio di istituto a farsi carico di un anticipo delle spese se il comune avesse avviato la procedura di installazione.

E preferisco fermarmi qui. Egregi signori, i fondi si reperiscono con progettualità attente e seguite da una persona preposta: se non abbiamo l’assessore come vogliamo dialogare!

Io voglio rivolgere questo appello: sono trascorsi 40 anni  durante i quali la scuola di Arienzo si è distinta  per essersi caratterizzata come scuola del tempo pieno o, meglio, del pieno tempo educativo, identificandosi in un servizio pubblico che, ormai, le famiglie ritengono ineludibile e, al tempo stesso,  prezioso perché assicura tempi distesi all’insegnamento così come all’apprendimento, ma, soprattutto,  per la garanzia di un sicuro successo formativo anche attraverso l’arricchimento curriculare dell’organizzazione scolastica, senza che a mai a nessun sindaco sia venuto in mente di discriminare i costi della mensa tra residenti e non.

Eppure i problemi economicii comuni li hanno sempre avuti! Non sembri inutile sottolineare quanto già è assicurato dalla nostra Carta Costituzionale: libertà di scelta delle famiglie della scuola da far frequentare ai propri figli, uguaglianza e pari dignità sociale dei cittadini rispetto al diritto all’istruzione, consapevolezza che, i servizi a domanda individuale (come la mensa), una volta assicurati dall’ente preposto, non possano costituire un discrimine sociale per ragioni di provenienza sociale (come sancito dalla Costituzione europea) consapevolezza che i contributi per detti servizi (come ogni tassazione dovuta all’erario) hanno una progressiva proporzionalità in ragione del reddito (ex art. 53 Cost.)di una famiglia e non già della sua provenienza geografica, cosa, questa, che vale per le scuole dell’obbligo, come per le scuole del II grado – non dell’obbligo – come per le Università in tutta l’Europa).

L’Art. 53 Cost.: “Tutti sono tenuti a concorrere alle spese pubbliche in ragione della loro capacità           contributiva. Il sistema tributario è informato a criteri di progressività”. Questo vuol dire che tutti devono contribuire alle spese pubbliche pagando i tributi (imposte, tasse, contributi), secondo i due principi della capacità contributiva (ognuno deve pagare secondo le proprie possibilità economiche, manifestate dal reddito percepito, dal patrimonio posseduto, dalle spese effettuate) e della progressività (all’aumentare della capacità contributiva il carico non aumenta proporzionalmente, ma più che proporzionalmente).

E’ del tutto evidente la dequalificante sperequazione sociale, la grave ingiustizia etica e il deliberato desiderio di “cacciare” dalla scuola di Arienzo i non residenti, come è stato più volte affermato da assessori ed impiegati comunali. Il sindaco ne è risentito ma è la verità: ne abbiamo le prove in questa scelta, nella quale la preside non sta commettendo ingerenze ma sta difendendo la “sua” scuola!

Praticamente, la famiglia monoreddito o senza reddito di un bambino, proveniente da San Felice o di Santa Maria o di Cervino o di Forchia deve pagare per la mensa quanto pagherebbe la famiglia di un bambino appartenente ad una fascia altissima di reddito (oltre i 40.000 euro di indice Isee). Ma è mai possibile che ciò debba accadere? Non è forse pazzesco, folle un tale atto di stampo  fortemente discriminatorio?

Egregio e carissimo Sindaco, lei si indigna perché si dice che l’amministrazione di Arienzo vuole cacciare i non residenti e minaccia di venirglielo a dire in faccia, ebbene io le dico che un suo assessore nell’Ufficio di Presidenza di chi scrive, ebbe a dire: “Noi non possiamo aggiustare bagni e finestre per ospitare nelle nostre aule bambini residenti in altri comuni e che pagano le tasse ad altri comuni”. 

Signor sindaco, le scuole sono pubbliche e gli edifici scolastici per essere ristrutturati o costruiti beneficiano di fondi statali che derivano dalle tasse di tutti gli italiani. Al Comune, invece, un’impiegata ha detto ad una mamma: Ma perché non ve ne andate nelle scuole dei vostri paesi? E la mamma se ne è andata. Aveva due figli alla scuola dell’infanzia: li ha trasferiti in una scuola privata.

Sono costernata, avvilita e demoralizzata da tanta incultura, che sottende  una mentalità che ha un sapore tutto clientelare, quale quella che, ahinoi, caratterizza diversi amministratori, i quali, così facendo, ritengono di dover mantenere la promessa fatta in campagna elettorale di abbassare le tasse ai cittadini. Con i 15 euro di risparmio sulla mensa scolastica si conquistano i consensi per il futuro di circa 200 famiglie forse, ma si demolisce un impero culturale già presente.

Lo spirito antidemocratico di tale deliberazione, incostituzionale, oltre che privo di qualsivoglia direttiva assiologica, è quello di far diminuire la popolazione scolastica dell’istituto, che ormai accoglie alunni provenienti da tutti i comuni viciniori, e non, grazie alla sua organizzazione attenta e accurata, per un’offerta formativa di qualità (con riconoscimenti nazionali e regionali: è scuola polo per la formazione, scuola polo per la certificazione delle competenze, scuola capofila per l’inclusione, per l’autovalutazione e il miglioramento, è caratterizzata da un reale curricolo verticale in rete anche con istituti superiori del territorio – Isiss Majorana Bachelet per le indicazioni per il curricolo; Liceo classico G. Bruno, ecc.-  l’Usr Emilia Romagna ne ha pubblicato il curricolo per l’infanzia), nonché per la presenza del tempo pieno, risorsa indispensabile per molte famiglie, che non hanno intenzione di cambiare scuola ma non possono chiedere ai loro figli il sacrificio dell’andirivieni. Alla fine , in tutto questo, chi paga le spese sono i bambini che hanno il torto di risiedere in altro comune.

Perché , il ragionamento, becero e di scarse prospettive europee, dell’amministrazione locale è che se le famiglie provenienti da altri comuni vogliono la scuola di qualità LA DEVONO PAGARE!!!! Se non possono pagare se ne vanno. Intanto, i cittadini di Arienzo che non possono pagare nemmeno i 45 € della fascia bassa non si rivolgono al Comune, ma vogliono essere aiutate dalla scuola! Cosa che avviene sistematicamente!Lo scorso anno tutti i meno abbienti di Arienzo non sono stati aiutati dal comune ma dalla scuola.

Quest’anno, alla pubblicazione dei costi della mensa, già un numero consistente di famiglie ha chiesto l’esonero dalla mensa, residenti, (per l’eccesso del costo in rapporto ai loro redditi) i non residenti per la sperequazione.Siamo ad oggi a circa 140 richieste tra residenti e non.

Insomma, si sta disonorando la scuola pubblica di qualità, rendendola inaccessibile a quanti non hanno le possibilità economiche per fronteggiare la spesa della mensa di una scuola PUBBLICA E OBBLIGATORIA.

E’ vero, è obbligatorio il curricolo e la mensa è un servizio a domanda individuale del cittadino, ma una scuola a tempo pieno si configura come tale in quanto l’ente locale offre spontaneamente la disponibilità a garantire il servizio dietro pagamento della retta da parte delle famiglie, ma che sia UGUALE PER TUTTI I FRUITORI. (diritto all’istruzione/uguaglianza dei cittadini davanti ai diritti sanciti dalla costituzione italiana).

Non si può assolutamente concepire che due bambini, frequentanti la stessa classe, sedendo a tavola e fruendo dello stesso pasto, paghino una retta diversa in ragione della loro residenza, né si può COSTRINGERE, in questo modo, le famiglie a fare dietrofront sulla loro scelta e ripiegare per una scuola a tempo normale, che corrisponde all’impossibilità per la famiglia di esercitare il diritto di scelta SE NON HA ABBASTANZA SOLDI PER PAGARE LA MENSA AL FIGLIO.

Siamo di fronte ad un bivio: con questa scelta politica, priva di qualsiasi valutazione di fattibilità contestuale e di impatto sociale, la scuola di Arienzo è destinata a morire. Essa si regge sulla presenza delle iscrizioni dei non residenti: Arienzo è un Comune talmente piccolo che senza i non residenti non potrà più garantire alla scuola di avere l’autonomia; non è una minaccia questa, come ha affermato il sindaco: è la verità.

Alcuni genitori si sono già rivolti alle scuole viciniori per chiedere se c’è posto e hanno chiesto alla scrivente se a quest’epoca dell’anno scolatico con questa motivazione possano avere il nulla osta.

Sono fatti non minacce! Vengono buttati, così,  all’aria quaranta anni di lavoro di dirigenti, docenti e famiglie per costruire credibilità e fiducia nelle istituzioni, qualità e prestigio di un’istituzione sacrosanta perché tempio della cultura e della formazione all’uguaglianza sociale, mandati in soprannumero docenti e personale ATA in proporzione spaventosa (si tratta di ben 57 classi che si dimezzerebbero se si considera che i non residenti sono pari al 40% della popolazione scolastica, se non di più).

La scuola dell’infanzia da 10 passerebbe a 5 sezioni con perdita di 10 posti di docenza e 2 di collaboratori scolastici; la scuola primaria si ridurrebbe dalle attuali 30 classi a 10/15 classi con perdita del 70% dell’organico e, di conseguenza, diminuirebbe in prospettiva il carico di iscrizioni alla scuola media dove si trasferiscono automaticamente tutti gli alunni uscenti delle classi V, che, ormai, iniziato il percorso, che è rigorosamente verticale e personalizzato, viene scelto dalla famiglie per il prosieguo fino al termine del ciclo.

Il Presidente del Consiglio di istituto, su richiesta dei genitori, ha convocato un consiglio straordinario per proporre al sindaco e agli amministratori una rivisitazione di tale politica escludente e discriminatoria, incostituzionale ed assolutamente illegittima sul piano sociale e normativo, chiedendo l’impiego delle stesse fasce anche per i non residenti e, addirittura, con la disponibilità anche a contribuire con una minima differenza, ma sempre rispettando le fasce di reddito, sicché la fascia da 72.60 sia riservata ai ricchi residenti come ai non residenti e non indiscriminatamente a tutti, considerando, infine, un altro serio problema: quello di sostenere le famiglie con più figli, se si considera che, da un’analisi attenta del contesto, oltre i liberi professionisti e i coniugi entrambi impiegati, chi richiede l’offerta formativa di tempo pieno è spesso la famiglia che HA BISOGNO  di LAVORARE TUTTA LA GIORNATA PERCHE’ ha un reddito molto basso (operai a giornate nelle campagne con moglie COLF o operaie presso fabbrichette private con orari lunghi ) e, quindi, non può permettersi la baby-sitter e, pertanto, altro che retta per la mensa da € 72.60!! Magari, con quei soldi, la mamma fa la spesa per una settimana.

Non si può isolare il contesto e ragionare ad Arienzo come ai Parioli: è quanto vorrei che capisse il caro e giovane sindaco che insiste col dire che è una soluzione adottata da molti comuni italiani, ma, probabilmente, nessuno vi fa caso perché non sono comuni mediamente poveri come i nostri. Tant’è che a Santa Maria a Vico la mensa costa per TUTTI 38 euro per 25 pasti, a San Felice a Cancello 40 € per 20 pasti, spostandoci a Villa Literno costa 33€ per 20 pasti. Come mai ad Arienzo deve costare tanto e solo per i non residenti?

Carissimo sindaco, carissimi amministratori, Vi scrivo a nome mio e di tutti i genitori, ma soprattutto, di tutte le bambine e di tutti i bambini di questa scuola: VOGLIAMO SALVARE LA SCUOLA DI ARIENZO, NON FARLE PERDERE L’AUTONOMIA, NON FARLE PERDERE QUESTO PRESTIGIO DETTATO DALLA FORTE CARATTERIZZAZIONE CHE LE IMPRIME L’ORGANIZZAZIONE DEL TEMPO PIENO CHE COMPLETA L’OFFERTA FORMATIVA. VOGLIAMO CHIEDERVI, PRIMA DI PERCORRERE UFFICIALMENTE ALTRE STRADE DI RIFLETTERE SULLA NECESSITA’ DI RIPRISTINARE LA GIUSTIZIA E L’UGUAGLIANZA SOCIALE DEI CITTADINI NON RESIDENTI CHE HANNO SCELTO QUESTA SCUOLA PER ESERCITARE IL DIRITTO ALL’ISTRUZIONE DEI PROPRI FIGLI, SENZA VEDERSI COSTRETTI A CAMBIARE SCUOLA PERCHE’ FORZATI DA UNA VOLONTA’ POLITICA CHE VUOLE ESCLUDERE I NON RESIDENTI E CHIUDERE LE PORTE IN FACCIA A CHI NON HA SUFFICIENTI MEZZI ECONOMICI PER FRONTEGGIARE UNA TALE SPEREQUAZIONE SOCIALE.

VOGLIAMO CHIEDERE ATTENZIONE PER LE FAMIGLIE CON PIU’ FIGLI. VOGLIAMO CHIEDERE UNA RICONSIDERAZIONE DI UNA DECISIONE FORSE AFFRETTATA. SAPER RICONSIDERARE LE PROPRIE AZIONI PER IL BENE DELLA COLLETTIVITA’ E’ UN GESTO DI APERTURA E DI DEMOCRAZIA.

Confidando nell’attenzione che le S. V. vorranno dedicare a questa delicatissima questione, mi scuso per il tempo sottratto e resto in attesa di riscontro nonché  dell’assicurazione di un’azione di ripensamento e di ri-negoziazione da parte dell’amministrazione locale di Arienzo, CHIARENDO CHE NON MI STO INTRUFOLANDO IN UN’AZIONE CHE NON MI RIGUARDA PIUTTOSTO CHE OCCUPARMI DI CIO’ PER CUI IL MINISTERO MI PAGA LO STIPENDIO (come ha affermato il vicesindaco) ma sto OCCUPANDOMI della scuola che dirigo, dei diritti dei suoi studenti, del diritto alla conservazione del posto dei suoi docenti e del personale ATA.

Sto esercitando il dovere di un capo di istituto di salvaguardare l’onore e il prestigio dell’istituzione che gli/le è affidata. 

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