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“The Lobster”: il fatale destino dei single

È uno scenario inquietante quello dell’ultimo di Colin Farrell, “The Lobster”, che narra il destino – crudele e fantascientifico – dei futuri single.

Il film, infatti, descrive una società futura in cui i single vengono arrestati e rinchiusi in un hotel lager dove hanno l’obbligo di trovare un compagno o una compagna in poco più di un mese. Laddove la missione dovesse fallire, gli stessi single saranno reincarnati in un animale a loro scelta prima di essere abbandonati nel bosco.

Protagonista della pellicola che porta la firma di Yorgos Lanthimos, è Colin Farrell che, ingrassato di 10 chili, è seguito dal suo cagnolino – prima suo fratello – sceglie di diventare un’aragosta e, prima di reincarnarsi, fugge nel bosco dove si nascondono i ribelli guidati da Léa Seydoux. E s’innamora di Rachel Weisz, bellissima non vedente, per la quale arriva a compiere un gesto estremo.

La pellicola uscirà nelle sale giovedì 22 ottobre, mette in mostra anche in Italia, l’intricato mondo del regista greco, vincitore del Premio della Giuria al Festival di Cannes. Girato in Irlanda e interpretato anche da John C. Reilly, giovedi prossimo The Lobster uscirà nelle sale italiane con Good Films.

“Quando ho avuto l’idea, non pensavo a nulla di tutto questo”, risponde Lanthimos, che nel 2009 vinse a Cannes il premio del Certain Ragard con l’opera seconda Dogteeth. “Il film è nato dalle mie riflessioni sulla vita, l’amore, la possibilità di essere felici, i rapporti tra le persone. Ora il pubblico è autorizzato ad attribuirgli tutti i significati che vuole. Alla base della storia c’è la mia insofferenza per la società che, dominata da regole ossessive, diventa sempre più conservatrice”. Poi il regista racconta ancora: “I miei film pongono domande alle quali ciascuno può rispondere come crede, secondo le sue opinioni e le sue convinzioni, non mi sento un maestro

 Ed è proprio l’originalità di The Lobster ad aver affascinato gli attori. «Il mio ruolo non somigliava a nulla che avessi già fatto –  racconta Colin Farrell – Non mi è mai capitato di andare sul set con meno informazioni sul passato, le motivazioni e i sentimenti di un mio personaggio. Durante le riprese abbiamo abitato nell’hotel che ospitava le riprese: era come vivere in una bolla separata dal mondo e l’isolamento ci ha aiutati ad entrare nello spirito del film. E’ stata un’esperienza compatta, molto intensa che mi ha lasciato un ricordo fantastico. Senza contare che nella mia Irlanda mi sentivo in paradiso”. Unico problema: “Avevo l’obbligo di non dimagrire e per questo non facevo passeggiate né attività fisica ma rimanevo rinchiuso in albergo a ingozzarmi di hamburger”.

Invece l’attrice premio Oscar Rachel Weisz, 45 anni, racconta che all’inizio era rimasta “spaventata” dal suo ruolo. “Non sapevo proprio come interpretarlo, la sceneggiatura non conteneva indicazioni e non abbiamo fatto prove. Poi mi sono affidata al regista che considero una delle voci più originali del cinema contemporaneo”.

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