Esteri

Spagna, “Legge Bavaglio”: se manifesti vieni punito

È stata battezzata “Ley Mordaza”, legge bavaglio, la “legge sulla sicurezza pubblica” entrata in vigore il primo luglio in Spagna. Le polemiche al riguardo non sembrano placarsi. La legge, infatti, prefigura un sistema di divieti e sanzioni di una tale severità che gli oppositori non hanno esitato ad evocare lo spettro del franchismo, a quarant’anni dalla scomparsa del dittatore.

La nuova legge permette alla polizia di infliggere sanzioni (multe che possono arrivare fino a 600 mila euro) senza passare per il vaglio di un giudice. Tra le tante infrazioni punibili (circa 44 per la precisione) vi è, ad esempio, la partecipazione a manifestazioni di protesta nei pressi di sedi del governo, del parlamento e delle autonomie regionali o, ancora, la “condotta avventata” di chi sale sopra edifici e monumenti (circa 30 mila euro di multa).

Si deve chiarire che la multa più alta, quella fino a 600mila euro, è prevista per gli organizzatori di iniziative quando le azioni compiute dai manifestanti comportano pericoli per le persone.

La Ley Mordaza nasce dalla volontà del primo ministro Mariano Rajoy per i rovesci subiti in questi anni per le mobilitazioni di piazza. Nel 2004, Rajoy fu, infatti, portato a una clamorosa sconfitta elettorale, per il moto di ribellione, contro il semi sconosciuto José Luis Zapatero.

Nell’era della tecnologia, inoltre, la legge punisce anche chi contribuisce via social network alla riuscita di manifestazioni non autorizzate o chi riprende e diffonde immagini della polizia durante le manifestazioni.

Se a livello italiano la legge spagnola è passata inosservata, al livello internazionale molte sono state le critiche. Il New York Times non ha esitato a parlare di “legge abominevole”. Valutazioni giustissime, anche perché la “legge bavaglio” potrebbe presto “fare scuola” ed essere imitata da altri governi europei con la giustificazione di difesa contro il “terrorismo” o il “sabotaggio politico”, ledendo inevitabilmente la libertà umana di espressione, diritto raggiunto dopo secoli di lotte.

Come per ogni argomento è essenziale la misura: voler progredire in campo di sicurezza non deve e non può significare regredire in tutti gli altri campi.

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