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“Imbavagliati”, al via il festival dedicato ai giornalisti censurati

Napoli – Una settimana dedicata al giornalismo e alla comunicazione a livello internazionale, a Napoli, per il festival internazionale del giornalismo “Imbavagliati”. Arrivano dal Marocco, dal Messico, dalla Colombia, dal Camerun e dalla Russia. Nei loro paesi hanno sperimentato il bavaglio della censura e la persecuzione di regimi dittatoriali ma nonostante questo hanno messo in pericolo la loro vita per poter parlare, raccontare, denunciare.

Sono Alì Lmrabet, Jeremías Marquines, Gonzalo Guillén, Jean Claude Mbede Fouda, Oksana Chelysheva, Efraim Medina Reyes, Guido Piccoli e Roberto Saviano (con un video intervento) i protagonisti di “Imbavagliati”.

Ad aprire i lavori, il 24 agosto alle 19 al Pan, Palazzo delle Arti di Napoli, sarà l’intervento di Alì Lmrabet in una conversazione con il giudice Nicola Quatrano e il fotografo Patrizio Esposito. Segnalato da Reporters sans frontières come uno dei “100 eroi dell’informazione”, il giornalista marocchino ha scontato diversi anni di carcere nel suo paese per la pubblicazione di alcuni suoi articoli, contestati dal governo. Il 24 giugno 2015 Alì ha iniziato uno sciopero della fame, concluso da pochi giorni, davanti alla sede del Consiglio dei Diritti Umani delle Nazioni Unite a Ginevra, con lo scopo di rivendicare il suo diritto a pubblicare nel regno maghrebino un settimanale satirico in arabo. Le autorità di Tetuan, sua città natale, si rifiutavano infatti di concedergli il permesso di soggiorno e i suoi settimanali satirici, Demain Magazine e Douman, sono stati vietati nel 2003.

Con la sua battaglia, informano gli organizzatori del festival partenopeo, Alì Lmrabet è riuscito a rivendicare i propri diritti, grazie anche a centinaia di intellettuali, molti dei quali di fama internazionale, che hanno firmato una lettera al re del Marocco, Mohamed VI, per esprimere il proprio sostegno al giornalista marocchino.

In particolare il festival internazionale di giornalismo, ideato e diretto da Désirée Klain e prodotto dall’Associazione “Periferie del Mondo-Periferia Immaginaria”, darà voce a tutti loro attraverso incontri, discussioni, interviste e un giornale, online in italiano e inglese – www.imbavagliati.it, che dopo la conclusione dei lavori continuerà a crescere e ad allargare la cerchia di collaborazioni e l’orizzonte dei campi di indagine.

Tema della prima edizione sarà quello delle mafie globalizzate, da confrontare e mettere in relazione con quello locale del sistema camorra. Simbolo del festival la mehari, l’auto di Giancarlo Siani, giornalista ucciso dalla camorra a Napoli nel 1985, conservata proprio al Pan. Al festival, con l’alto patrocinio di Amnesty International Italia, del Comitato Regionale Campania per l’Unicef Onlus e dell’Ordine dei Giornalisti della Campania, è collegata la prima edizione del “Premio Pimentel Fonseca”, che si terrà il 20 agosto al Museo Pan di Napoli. Quest’anno sarà premiata la giornalista russa Oksana Chelysheva, collaboratrice della “Novaya Gazeta” per la quale ha lavorato anche con Anna Politkovskaja.

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