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Secondo Attentato a Bangkok nei pressi del molo Sathorn

Bangkok –Ancora un’esplosione a Bangkok:  l’attentato, questa volta, è avvenuto in acqua nei pressi del molo Sathorn, sul fiume Chao Praya che attraversa la città. La deflagrazione della seconda bomba è avvenuta sotto il ponte Saphan Taksin, a circa 4 chilometri dal santuario Erawan nei pressi di una delle più frequentate stazioni dello Sky Train.

Ancora morte e terrore: Bangkok ancora nel sangue e nel terrore. Nel centro cittadino thailandese, meta del turismo internazionale, il bilancio delle vittime sale a 22, mentre 123 sono i feriti, di cui 7 stranieri.

Questa, al momento, la conta dei morti dei cinque chili di tritolo che sono stati fatti saltare in aria dotto una panchina in un incrocio tra il tempio e un centro commerciale. Per la deflagrazione, i responsabili dell’attentato hanno scelto l’ora di punta, il momento in cui il centro urbano è preso d’assalto dai turisti.

La polizia visiona un filmato con un sospetto che abbandona una borsa sul luogo. Stando alle prime ricostruzioni della polizia, pare che l’obiettivo fosse quello di attentare l’economia locale, mettendo in ginocchio l’unica fonte cerca di sostentamento dell’economia locale. “Vogliono distruggere l’economia e il turismo”, afferma il governo thailandese. Il primo ministro thailandese, Prayuth Chan-Ocha, ha promesso di “affrettarsi a trovare gli attentatori”. “E’ il peggior incidente mai accaduto in Thailandia”, ha detto Prayuth, a capo della giunta militare al potere dal maggio 2014. “Non importa quali fossero le loro intenzioni, ma hanno causato perdite di vite di innocenti”, ha aggiunto. “Chiunque abbia piazzato questa bomba è crudele e intendeva uccidere”, ha tagliato corto il capo nazionale della polizia Somyot Poompummuang. “Mettere una bomba in quel punto significa volere vedere un sacco di persone morte”.

Alla ricerca dei responsabili, la polizia non ha escluso nessun gruppo, neppure oppositori del governo militare, anche se l’attentato non è stato rivendicato. Ma, secondo le autorità, l’attentato non è coerente con le tattiche abitualmente usate dai ribelli musulmani del sud del paese. Il tempio di Erawan, su un angolo spesso affollato vicino ai principali hotel e in una zona di centri commerciali e uffici, è una delle principali attrazioni turistiche, specialmente per visitatori provenienti dall’Asia orientale. E’ luogo di culto anche di molti thailandesi.

La polizia ha diffuso i fermo immagine dell’uomo sospettato di aver compiuto l’attentato di ieri sera presso il santuario Erawan di Bangkok, derivati dai filmati delle telecamere di sicurezza nella zona. Nelle immagini, si intravede un giovane dai capelli mossi e con gli occhiali, vestito con una maglietta gialla, entrare nel complesso dell’Erawan alle 18:52 (tre minuti prima dell’esplosione) con uno zainetto in spalla. In un’immagine successiva, l’uomo abbandona la zona senza lo zaino.

Tra le vittime almeno sette stranieri: due malaysiani, due taiwanesi, due singaporiani e un cinese di Hong Kong. Uno scenario incredibile quello che si è aperto davanti agli occhi dei turisti in quella che doveva essere una notte di vacanza. Vetri rotti, auto in fiamme, brandelli di corpi umani ovunque, spazzati via, come rifiuti urbani.

Corpi martoriati sono stati “raccolti” dai soccorritori in una Thailandia che per quanto sia abituata alle divisioni politiche da un decennio, non aveva mai visto un attacco simile.

Si teme che il bilancio peggiori ancora, data la gravità delle ferite: anche dopo la rimozione dei corpi, nell’area una quantità di resti umani era sparsa in un raggio di 15 metri. Tra le vittime anche molti stranieri, con due cinesi confermati tra i morti.

“L’onda d’urto non mi ha centrato per poco. Ho visto gente piangere e persone sbudellate, scene davvero orrende”, ha raccontato all’Ansa un italiano residente a Bangkok, da quasi sette anni, scampato per miracolo alla bomba. “Le persone sono scappate nel panico, mentre altri cercavano di rianimare inutilmente una persona gravemente ferita, era come se gli fosse passato sopra un gigante. Per il timore di un’altra bomba, sono presto fuggito anch’io”, ha aggiunto Marco, negli occhi le immagini dell’orrore appena visto.

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