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Registrazioni nascoste, cambia il ddl: niente carcere per i giornalisti

Roma – Niente carcere per i giornalisti che, nell’ambito del diritto di cronaca, utilizzano conversazioni registrate di nascosto. Dopo le polemiche dei giorni scorsi, infatti, il Pd ha presentato un emendamento per modificare il ddl di riforma del processo penale. Nessuna conseguenza, inoltre, per registrazioni utilizzate in processi penali e amministrativi o per l’esercizio del diritto di difesa.

L’emendamento porta la firma dei deputati del Pd Walter Verini e Roberto Ermini. Poco prima della presentazione dell’emendamento era intervenuto il ministro della Giustizia, Andrea Orlando: “Credo che la rapidità con la quale si è ritenuto di dover riscrivere la norma dimostri che non c’era alcuna volontà di colpire la stampa”.

L’emendamento sulla diffusione di video e audio “rubati” aveva provocato un terremoto politico. Trasmissioni come “Le Iene” e “Report” rischiavano di vedersi ammanettare i propri giornalisti. I cinquestelle erano subito saliti sulle barricate parlando di una “legge bavaglio”. Lo stesso Guardasigilli Orlando si era detto perplesso: “Non è l’orientamento del governo prevedere la galera per i giornalisti”, aveva detto.

L’emendamento prevedeva il carcere fino a quattro anni per chi avrebbe diffuso, “al fine di recare danno alla reputazione o all’immagine altrui, riprese o registrazioni di conversazioni svolte in sua presenza e fraudolentemente effettuate”.

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