Campania

Blitz contro Casalesi, coinvolte anche forze dell’ordine. Chiesto l’arresto di Carlo Sarro

Caserta – E’ bufera nel casertano dopo i 13 arresti di lunedì mattina di volti noti dell’amministrazione comunale e regionale, accusati di corruzione e coinvolgimento con il clan camorristico dei Casalesi.

Tra i politici arrestati, oltre all’ex sindaco di Caserta Pio Del Gaudio, anche l’ex consigliere regionale Angelo Polverino, già destinatario di altre misure cautelari in diverse inchieste, e Tommaso Barbato, conosciuto per aver sputato in faccia al collega Nuccio Cusumano.

I reati contestati sono di associazione a delinquere di stampo mafioso, corruzione, intestazione fittizia di beni, turbativa d’asta e illecito finanziamento a partiti, con un sequestro beni per 11 milioni di euro.

Oltre alle 13 misure cautelari notificate dal Ros dei carabinieri nell’ambito di un’inchiesta della Dda di Napoli sulla corruzione e l’infiltrazione del gruppo dei Casalesi nell’amministrazione pubblica del Casertano, spunta anche una richiesta di arresto per l’onorevole Carlo Sarro, coordinatore provinciale di Forza Italia, accusato di aver garantito all’impresa di Lorenzo Piccolo l’aggiudicazione di una gara di appalto nell’area sarnese-vesuviana. In questo modo, Sarro ha favorito il clan di Zagaria.

Sarro: “Desta in me sconcerto ed amarezza vedere il mio nome trascinato in una simile situazione, ma al fine di prevenire qualsiasi tipo di strumentalizzazione politica, ho rassegnato le dimissioni dalla carica di Commissario liquidatore dell’Ente d’Ambito Sarnese Vesuviano ed ho rimesso al Partito gli incarichi politici da me rivestiti”.

“Siamo stanchi di dover continuamente perdere tempo a votare le richieste di arresto di questa gente! C’è qualcuno che voterà ancora Forza Italia? – ha scritto su Facebook Andrea Colletti, deputato 5 stelle.

I pentastellati in una nota: “Oggi assistiamo a una vera e propria ecatombe della politica corrotta, non possiamo che plaudire all’operato della magistratura e delle forze dell’ordine e dimostrare, ancora una volta, come siamo in anticipo sempre sugli arresti, semplicemente denunciando la corruzione. Ormai tutto il lavoro del Parlamento si concentra nella Giunta per le Autorizzazioni, ogni giorno c’è una richiesta di arresto di un deputato o un senatore. Questo è quanto denunciamo da anni, le nostre Istituzioni sono inquinate, infiltrate fin dentro il Parlamento. Questa gente siede dove vengono scritte le leggi per proprietà transitiva le leggi vengono scritte dalle mafie. Vogliamo che i cittadini comprendano quanto sia grave non ribellarsi sempre di più alla corruzione: luce, gas, tutti costi che hanno riempito le tasche di veri e propri criminali in giacca e cravatta. La povertà e i disagi sono dovuti a questa classe politica che non si può definire tale, ma piuttosto una classe criminale che ha affamato interi pezzi d’Italia e continua a farlo”.

Barbato dovrà rispondere di associazione per delinquere avendo, secondo i pm, svolto un ruolo favorendo imprenditori del calibro di Luciano Licenza, Giuseppe Fontana, Francesco Martino, Vincenzo Pellegrino e Bartolomeo Piccolo offrendo loro appalti in regime di somma urgenza. Altra posizione delicata quella di Pio Del Gaudio che avrebbe ricevuto un finanziamento illecito di 30mila euro per la campagna elettorale relativa al sindaco di Caserta.

Secondo le indagini dei carabinieri del Ros, alcuni impresari in odore di camorra avrebbero presentato false denunce per estorsione contro il boss Michele Zagaria con l’obiettivo di “rigenerarsi” nei confronti delle forze dell’ordine. Le indagini hanno svelato un diffuso sistema corruttivo all’interno degli Enti che gestiscono i servizi idrici della Regione Campania e il pagamento di finanziamenti illeciti a esponenti politici locali. E ancora la dispersione di materiale informatico rinvenuto nel bunker di Michele Zagaria il giorno della sua cattura e il suo successivo passaggio di mano in favore di esponenti del clan.

Fu la collaborazione di un agente di polizia a far sparire la chiavetta usb del boss di camorra, trovata al momento del suo arresto. “L’agente avrebbe favorito l’arrivo della chiavetta nelle mani di Orlando Fontana, fratello dell’imprenditore edile Giuseppe Fontana”, ha detto Giuseppe Borrelli, procuratore aggiunto della Dda di Napoli, nel corso della conferenza stampa.

Il dispositivo fu trovato e sequestrato nel bunker il 7 dicembre 2011. “Successivamente – secondo gli investigatori – vi furono passaggi del materiale informatico a favore di esponenti e favoreggiatori della cosca.  L’esistenza della chiavetta usb, contenente presumibilmente dati utili a ricostruire l’assetto patrimoniale del clan, è stata accertata nel corso di indagini successive attraverso intercettazioni avvenute ben dopo le operazioni di cattura di Zagaria”.

In particolare, nell’ordinanza è specificato che Fontana Orlando, grazie alla complicità di un non meglio identificato appartenente alla Polizia di Stato e previa consegna della somma di 50mila euro, ha custodito il supporto informatico riconducibile a Michele Zagaria, prima di “passarlo” definitivamente a un altro appartenente al clan dei Casalesi

“Non si può escludere – ha aggiunto il procuratore capo di Napoli Colangelo – un contatto tra Zagaria e un’altra persona in quei concitati momenti”.

Coinvolto anche  un agente della Guardia di Finanza che avrebbe fornito delle informazioni sull’esito delle attività investigative della Polizia Tributaria in merito al Consorzio Appalti Grandi Opere, riconducibile alla famiglia Fontana.

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