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Barletta, spaccio di droga in casa: arrestati coniugi e un “collaboratore”

Barletta – La Polizia ha eseguito un’ordinanza di custodia cautelare in carcere nei confronti di tre persone presunte responsabili, a vario titolo, di spaccio di sostanze stupefacenti. I destinatari della misura sono i coniugi N.D., 43enne, e V.D., 39enne entrambi già sottoposti alla misura degli arresti domiciliari, e M.A., 25enne, tutti di Barletta.

I provvedimenti cautelari sono scaturiti da un’articolata attività d’indagine supportata da riprese video mediante l’uso di una microcamera attraverso la quale si è dimostrato che nell’abitazione dei coniugi si effettuava lo spaccio di sostanze stupefacenti. Questi, oltre a ricevere all’interno della propria abitazione numerosissimi acquirenti, si avvalevano di un collaboratore, M.A., per spacciare cocaina nel centro storico di Barletta in orari in cui la movida era più accentuata.

Dalle analisi effettuate mediante le videoriprese, in un lasso di tempo di circa due mesi, sono state osservati oltre 900 accessi nell’abitazione. Molte delle persone che hanno avuto accesso alla casa sono state individuate quali noti tossicodipendenti. Inoltre le visite in media non duravano più di 30 secondi, cioè giusto il tempo indispensabile per ottenere la dose. Tale deduzione investigativa è suffragata dai riscontri effettuati nel corso delle indagini che consentivano di sequestrare diverse dosi di cocaina e marijuana.

M.A., fermato dopo essere uscito da casa dei coniugi D., veniva trovato in possesso di 20 dosi di cocaina e di due telefoni cellulari, uno dei quali intestato a N.D., utilizzato da M.A. per ricevere gli ordini di stupefacente.

Nel corso dei due mesi d’indagine e volendo supporre che gran parte dei contatti avuti con gli acquirenti da D. si siano limitati alla cessione di una sola dose, in considerazione dei soggetti filmati e dei riscontri effettuati, si può agevolmente stimare che l’attività illegale abbia prodotto un profitto di circa 25-30 mila euro. I tre indagati sono stati condotti nel carcere di Trani.

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