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Antonio Banderas a Ischia: “Un biopic su Versace”

Sta cambiando vita, Antonio Banderas che a Ischia, per il Legend Award, racconta la sua nuova esistenza latina. Tra i tanti progetti in costruzione per l’attore americano, il biopic ‘Versace’.

Approdato sull’isola partenopea dove ha ritirato un riconoscimento importante, il divo lanciato da Pedro Almodovar rivela che della pellicola sul grande couturier italiano “due mesi fa è stata completata la sceneggiatura” e che a dirigerlo in questo progetto ci sarà proprio il regista danese anche lui a Ischia. Più complesso invece districare il nodo di un altro suo ‘cantiere aperto’, quello di ’33 dies’ firmato da Carlos Saura, il racconto dei giorni in cui Pablo Picasso ha dipinto Guernica e “le difficoltà che ha incontrato sul fronte della politica, del sociale e quello personale”.

L’attore spera di iniziarne le riprese “a fine marzo, inizio aprile 2016 – spiega – stiamo cercando di risolvere i problemi finanziari che bloccano la sceneggiatura. Ci sono trattative in corso”. In bilico fra nuovo e vecchio continente, Banderas, e fra vecchie e nuove passioni. ‘Versace’, forse non a caso in un periodo che lui stesso definisce di “svolta” (“Dopo il divorzio ho avuto la consapevolezza che un periodo della mia vita era finito”, puntualizza), è ambientato nel mondo della moda, quello da lui frequentato per 18 anni come testimonial di fragranze per Coty anche legate al suo nome, e quello a cui lui guarda pure ora. “Vivo tra New York e Londra, dove sto studiando moda, e nel futuro mi interesserò di moda”, dice.

“Tutto quello che ho fatto ha senso per me – aggiunge – anche la pubblicità. Mi diverte molto quando la gente per strada mi grida ‘Antonio, come sta la gallina?’, ho visto Maurizio Crozza e mi ha divertito molto anche lui. Se c’è la parodia, vuol dire che quello che fai è molto conosciuto e non sei invisibile. E poi con la famiglia Barilla c’è un legame solido, mi hanno coinvolto nella parte creativa e andremo avanti per altri due anni”.

Le radici latine “non le ho mai dimenticate. Sono arrivato in America 25 anni fa quando la comunità ispanica cominciava ad avere rappresentanza e non solo di attori”. “Mi piacerebbe rendere omaggio alla mia cultura mediterranea e farlo con la mia arte – rivela Banderas – e siccome c’è solo una cosa certa, quella cioe’ che prima o poi moriremo tutti, non credendo di aver fatto ancora la cosa per cui sarò ricordato, vorrei scrivere, dirigere, produrre, allargare la mia sfera di attività anche oltre la mia professione”.

I progetti, appunto, non mancano. “Mi hanno offerto un film d’azione – elenca – prodotto da Avi Lerner e sto scrivendo con Bill Murray, e vorrei tornare in teatro anche se questo richiede tempo”. Quanto all’Italia, “mi piacerebbe avere una opportunità di lavorare qui, perché’ è un paese che ha avuto sempre grandi registi da Fellini a Pasolini”, magari con Sorrentino o Tornatore.

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