Campania

Legambiente: “In Campania il 9% del suolo è consumato”

Il consumo di suolo è una delle più irreversibili forme di degradazione del territorio. Eppure in Campania è ancora fortissima la tendenza a cementificare disordinatamente il suolo libero, per lo più per la costruzione di nuove infrastrutture, di insediamenti commerciali e per l’espansione di aree urbane a bassa densità.

Secondo i dati del Rapporto Ispra elaborati da Legambiente, nel 2013, in Campania viene superato il 9% di suolo consumato, a livello provinciale maglia nera per la Provincia di Napoli con 34.794 ettari di suolo consumato, segue Salerno 31.430 ettari, poi la provincia di Caserta con 21.235 ettari, chiudono Avellino con 15,341 ettari di suolo consumato e Benevento con 10.795 ettari.

I Comuni maggiormente colpiti si trovano in provincia di Napoli e Caserta. E non dobbiamo dimenticare l’incidenza del cemento illegale che vede in Campania negli ultimi dieci anni la realizzazione di circa 60 mila case abusive per un totale di circa nove milioni di mq di superficie abusiva. Una valanga di cemento che ha asfaltato il suolo della nostra regione.

“Nel nostro Paese – ha commentato Anna Savarese, vicepresidente Legambiente Campania – troppo suolo viene sacrificato alla crescita disordinata di insediamenti e infrastrutture, sottratto definitivamente agli usi agricoli e agli ecosistemi naturali, quasi sempre con esiti drammatici sia per la perdita di paesaggio e di servizi ecosistemici, sia per la crescente gravità dei fenomeni di dissesto idrogeologico, oltre che per la perdita secca di superfici fertili. Il tema del consumo di suolo deve essere messo al centro del dibattito politico della nuova giunta regionale. Auspichiamo che in tempi brevi anche la Campania segua l’esempio della Toscana che con l’approvazione della legge regionale sul consumo di suolo ha, infatti, mostrato di voler investire su un futuro basato sul corretto governo del territorio e sulla della biodiversità e degli ambiti naturali e rurali e sulla priorità date alla rigenerazione e alla riqualificazione urbana, riconoscendo il suolo agricolo e e le aree naturali come beni comuni che, come tali, vanno tutelato e preservati nelle sue funzioni produttive ed ecologiche”.

Legambiente con l’Inu Campania e con il Dipartimento di Architettura (Diarc) dell’Università Federico II di Napoli in stretta sinergia con Crcs ha promosso la nascita del primo Osservatorio sul consumo di suolo in Campania. Un luogo di monitoraggio, di denuncia ma soprattutto di proposta per affiancare istituzioni, il mondo della politica della nostra Regione a scrivere regole atte a contrastare la perdita e il degrado di suoli liberi e la loro trasformazione in superfici urbanizzate. Un Osservatorio che nasce con l’intento non solo di diffondere la cultura della tutela della risorsa suolo (il 2015 è anche anno internazionale del suolo), studiando le dinamiche che ne determinano il consumo e avvalendosi del prezioso contributo dell’Ispra, ma, al contempo, di individuare politiche e strumenti adeguati alle diverse scale di governo del territorio e ad interventi infrastrutturali.

“Il consumo di suolo, oltre a degradare irreversibilmente il territorio, amplifica gravemente i problemi di dissesto idrogeologico e i danni causati dal maltempo. – incalza il presidente nazionale di Legambiente, Vittorio Cogliati Dezza – Non c’è più tempo per i tentennamenti è necessario che il governo approvi velocemente la legge presentata in Parlamento. Non è cementificando il paese che riusciremo a dare risposta ai problemi di cassa delle amministrazioni locali, né alla crisi del settore edilizio. Se l’intento è quello di far uscire dalla grave crisi il settore edile e le amministrazioni locali, è evidente che la ricetta non può più essere quella vecchia e fallimentare delle lottizzazioni edilizie facilitate per appianare i bilanci ma solo quella dell’innovazione e della rigenerazione urbana. Dallo stop al consumo di suolo – ha concluso Cogliati Dezza – legato a una seria politica di rigenerazione urbana può arrivare l’unica risposta oggi possibile per superare la crisi del settore edilizio, ma anche a una domanda di qualità e sicurezza nelle nostre città”.

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