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Rosy Bindi al Premio Lamberti: “Non parlo di De Luca”

Napoli – La presidente della commissione antimafia, Rosy Bindi, e il procuratore nazionale antimafia, Franco Roberti, sono intervenuti al Premio Amato Lamberti, intitolato all’ex presidente della Provincia di Napoli, tra i fautori della lotta alle mafie.

Bindi rifiuta di parlare del caso De Luca ma richiama l’attenzione sulla necessità che i politici “non vengano meno al rigore dell’ordinamento giuridico” e “non trasgrediscano mai i principi del rispetto dell’azione politica”. Poi, a margine della cerimonia di premiazione, cita Aldo Moro: “Lui diceva che un politico non deve trovare appagamento ma interrogarsi sui propri errori e metterli al servizio della comunità. Un esempio difficile da imitare”.

Rispetto alla circostanza verificatasi dopo il voto del 31 maggio in Campania e all’elezione di Vincenzo De Luca, che risultava tra i cosiddetti impresentabili della lista stilata dalla commissione Antimafia, Bindi osserva: “C’è sempre una corresponsabilità tra elettorato passivo e attivo. Penso che ogni paese abbia la politica che si merita. Eppure io sono convinta che la politica debba essere migliore della società che rappresenta. La politica deve educare i cittadini e dare risposte che non siano solo il soddisfare richieste di pochi rispetto al bene comune”.

Il superlatitante Matteo Messina Denaro “verrà catturato sicuramente quanto prima”, ha detto il procuratore Roberti, ricordando “i grandi risultati ottenuti nella lotta contro le mafie e la cattura dei grandi latitanti”.

Per Roberti, dunque, “al centro deve esserci la questione morale”. Un nodo “da affrontare e superare perché altrimenti tutti gli sforzi che facciamo e che fanno le istituzioni sembra essere vani”. “Penso che sia un problema generale e non solo dei partiti – sottolinea – perché i partiti riflettono quella che è la società civile”. E invita a “non fate queste immagini di ‘separatezza’ che non c’è”.

“È la società civile che si deve riscattare e conseguentemente anche i partiti – aggiunge – Anche nelle istituzioni c’è tanto da recuperare”. “È un fatto generalizzato – conclude – non possiamo colpevolizzare qualcuno per poi assolvere qualcun altro che non se lo merita”.

“La corruzione è il collante tra le istituzioni e le mafie”, ha inoltre detto Roberti. Fino a questo momento, “con la mannaia della prescrizione per i reati contro la Pubblica amministrazione, non si è fatto quasi nulla”. “Purtroppo – afferma – il contrasto a questo fenomeno gravissimo non si è realizzato. Oggi si comincia”. “Non aver affrontato questo stato di cose – sottolinea – ha causato un rafforzamento della criminalità organizzata infiltrata in istituzioni e aziende, favorita anche dalla crisi economica”.

“Nessuno dimenticherà Angelo Vassallo, spero sempre che con la grande determinazione che abbiamo finora dimostrato, potremmo arrivare a dei risultati sul piano delle indagini”, ha risposto Roberti a una domanda su Angelo Vassallo, sindaco di Pollica, ucciso 5 anni fa. “Le indagini sono ancora in corso – dice – e continueranno con l’obiettivo di accertare i responsabili dell’uccisione di Angelo Vassallo”. “I giudici certamente non l’hanno dimenticato – ha concluso – ma penso nemmeno la società civile, quanti lo conobbero e le istituzioni”.

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