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Jovanotti in cattedra alla “Federico II” nel ricordo di Pino Daniele

Napoli – “Anche a ottant’anni può avere un senso la figura di un vecchio clown chiamato Jovanotti”. Insomma, nonostante ormai sia coetaneo più dei professori che agli alunni Jovanotti si sente ancora “cool” e non intende appendere questo suo status al chiodo.

Il cantautore toscano, giovedì mattina, è stato ospite della facoltà di Giurisprudenza dell’Università “Federico II” di Napoli. Un’Aula Coviello, quella di via Porta di Massa, gremita di studenti che lo hanno calorosamente accolto. Lui ha generosamente ricambiato con due ore di dibattito durante il quale ha affrontato diverse tematiche: non solo musica, anche realtà giovanile e tutte le problematiche ad essa connesse. Niente politica: “Non è il mio mestiere. Non mi sento un guru e non amo dare false speranze”, ha detto.

Solo alcuni consigli, come quando ha risposto ad una studentessa che gli chiedeva se valesse la pena restare in Italia o investire altrove il proprio futuro: “Sicuramente all’estero i laureati italiani sono tenuti in alta considerazione ma io vi auguro di restare in Italia, di costruire qui la vostra professione e di migliorare il nostro paese”.

L’evento è stato anche occasione per chiarire le frasi pronunciate il giorno prima all’Ateneo di Firenze sui giovani che lavorano anche gratuitamente. “Quando ero ragazzo anche io lavoravo gratis alle sagre e mi divertivo come un pazzo. Imparavo ad essere gentile con le persone, se mi avessero detto non lo fare, vai in colonia, sarebbe stato peggio” aveva detto a Firenze Lorenzo, frasi molto criticate sui social. “Ma non ho difeso il lavoro gratuito”, ha precisato a Napoli. “Ieri a Firenze ho raccontato una storia personale, non volevo fare polemiche. Da ragazzo facevo dei lavoretti, avevo delle micro-responsabilità. Poi ho cominciato a lavorare per la radio, e anche lì non prendevo un soldo. E’ sulla parola lavoro che non ci troviamo: si trattava di una linea sottile tra la palestra e il gioco. Poi c’è il lavoro vero, e guai se non vengono rispettano i diritti. C’è qualcuno che ha voluto strumentalizzare mie le parole, magari contro qualche politico”.

Alla domanda se si sentisse o meno realizzato: “Ho avuto molta fortuna nella mia vita e ogni volta che posso restituire un po’ di gioia alle persone, raccontandomi, soprattutto ai più giovani, è un onore per me”, ha risposto Jovanotti, al secolo Lorenzo Cherubini, che il 26 luglio terrà un concerto al San Paolo.

L’ultima volta allo stadio del capoluogo campano risale ad un concerto con Pino Daniele. E lì è scattato l’applauso per il re del blues napoletano, scomparso di recente. “Ho imparato moltissimo da Pino, mi ha insegnato anche a cantare e a suonare meglio”, ha raccontato Jovanotti, imitando anche la voce sottile del chitarrista nel raccontare qualche aneddoto della loro amicizia nella vita e nell’arte. “Aveva un carattere scontroso ma quando voleva essere simpatico era straordinario. Un uomo con un gran cuore, un maestro nella musica e nella vita. Sicuramente gli dedicherò qualcosa al San Paolo, lo stadio della sua città, dove ho suonato per la prima volta proprio grazie a lui”, ha sottolineato Lorenzo, ricordando il grande concerto con Daniele e Ramazzotti, del quale un ragazzo dalla platea gli ha donato un biglietto originale dell’epoca.

Prima di lasciare l’Ateneo un ultimo consiglio: “Credete sempre in ciò che fate, metteteci il cuore. In questo modo sarà anche più facile trovare la fortuna per realizzare i vostri sogni”.

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