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Aiuti all’agricoltura, scoperta truffa da 81 milioni

Roma – Hanno venduto licenze software gonfiando i prezzi grazie a doppie fatturazioni emesse attraverso la creazione di società “prestanome”. Al centro della truffa la Sin partecipata al 51% dall’Agea, Agenzia per le Erogazioni in agricoltura, e al 49 % dai soci privati (Agriconsulting S.p.A., Agrifuturo, Almaviva S.p.A., Auselda Aed Group, Cooprogetti, Ibm Italia S.p.A., Telespazio titolare della piattaforma informatica gestisce la rendicontazione degli aiuti comunitari nel settore agricolo, che ammontano a circa 7 miliardi di euro all’anno.

Cinque persone sono state denunciate, fra legali rappresentanti e manager delle società, per il reato di truffa aggravata nei confronti dello Stato in concorso tra loro. I finanzieri del Nucleo speciale Spesa pubblica e repressione frodi comunitarie hanno sequestrato beni immobili e disponibilità finanziarie per un valore di 1,5 milioni di euro. Provvedimento emesso dal Gip del Tribunale di Roma, Alessandro Arturi, su richiesta della locale procura.

Il Nucleo, a conclusione delle indagini coordinate dal procuratore aggiunto Nello Rossi e dal sostituto procuratore Alberto Pioletti, ha accertato che “i vertici della partecipata Sin spa, in violazione delle normative sugli appalti e sulla trasparenza della pubblica amministrazione, hanno contratto un affidamento diretto per l’acquisizione di tali licenze”.

Si è scoperto poi che “l’operazione è stata congegnata in modo da interporre tra venditore e acquirente finale due ulteriori società le quali hanno rifatturato le licenze applicando margini di guadagno in modo tale che il prezzo pagato effettivamente da Agea, per l’acquisto del bene, è lievitato di ben 843.000 euro”.

Con riferimento ai maggiori costi sostenuti da Agea, quindi dallo Stato, gli ulteriori approfondimenti effettuati, attraverso accertamenti bancari e tecnici, hanno permesso di appurare che “il legale rappresentante di una delle società interposte ha retrocesso, nell’immediatezza della conclusione del contratto, 370mila euro ad un manager della società venditrice. Il trasferimento è stato apparentemente giustificato attraverso la stipula di un contratto preliminare di compravendita immobiliare che prevedeva una caparra confirmatoria di pari importo”.

Le indagini hanno consentito di verificare la mancata stipula del contratto definitivo. E’ stato inoltre accertato che il rappresentante legale di una delle società interposte ha omesso di indicare, nelle dichiarazioni relative agli anni 2011 e 2012, redditi per 1,8 milioni di euro. L’ammontare del sequestro operato equivale al profitto generato dalla complessiva operazione.

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