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“Fury”, Brad Pitt e la grande guerra del ’45

Per la regia di David Ayer, arriva in Italia “Fury”, tra i protagonisti Brad Pitt, Shia LaBeouf, Logan Lerman, Michael Peña e Jon Bernthal.

C’è la Germania della primavera del 1945 a fare da sfondo al nuovo film americano in uscita nelle sale italiane. Con un ritardo di qualche mese, la pellicola racconta le avventure del sergente Don Collier detto Wardaddy che, sopravvissuto alle campagne d’Africa e d’Italia, alla Normandia e alle Ardenne grazie alla competenza del suo comandante, cerca di aprirsi verso Berlino affrontando le ultime, disperate resistenze dell’esercito tedesco.

L’equipaggio è composto dal conducente Gordo, dall’indisciplinato Coon Ass, da Boyd soprannominato “Bibbia” a cui vi si aggiunge il giovane e inesperto occhiceruleo Norman Ellison, rimpiazzo di un mitragliere caduto nell’ultima battaglia. Dopo vari scontri vittoriosi, il carro di Collier si scontra con un panzer Tiger, formidabile macchina da guerra che elimina gli altri tre tanks della formazione americana. Wardaddy riesce ad averne ragione; ma scopre che un reparto tedesco di alcune centinaia di uomini sta marciando contro gli americani. Benché il carro sia caduto in panne a causa di una mina, il sergente decide di affrontare da solo il nemico. Una pellicola che riprende la grande guerra ma che nonostante ciò è da di grande qualità e di grandi contraddizioni che racconta una storia di guerra concepita secondo i classici parametri del genere: inquadrata come un romanzo di formazione attraverso gli occhi del soldato più giovane, nonché in equilibrio tra realismo e mitologia.

La struttura del film è singolare, organizzata per grandi blocchi narrativi: tre battaglie e, al centro, il lungo episodio dei militari nella casa di due donne tedesche, che produce una sorta di malessere mentre fa pensare, ma senza l’ironia di Tarantino, alle scene non belliche di Bastardi senza gloria (cui rimanda anche la presenza di Brad Pitt al posto di comando). Inoltre il film resta sospeso tra sincero orrore (le stesse azioni degli americani sono al limite del crimine di guerra) e celebrazione dell’eroismo: insomma, mostra il conflitto con bagliori infernali ma ne ribadisce anche la necessità (quella contro il nazismo resta “l’ultima guerra giusta”), sventolando la bandiera a stelle e strisce.

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