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Dall’Irlanda il “sì” alle nozze gay

Dublino – Ad avvisare l’opinione pubblica è stato il ministro per le pari opportunità Aodhan O’Riordain con un tweet questa mattina: dai primi risultati dello spoglio, gli irlandesi hanno detto sì al matrimonio gay. Nel pomeriggio, il referendum ha ufficializzato un risultato ormai scontato e questo 23 maggio si è presentato fin da subito come data storica: per la prima volta, un paese fortemente cattolico dice di “sì” alle unioni omosessuali.

Storica è anche la modalità di votazione: 21 paesi in tutto il mondo hanno legalizzato le nozze gay, ma l’Irlanda è il primo a farlo passando per una consultazione popolare.

Un risultato tanto atteso quanto inimmaginabile fino a soli venti anni fa. Nel 1993, infatti, la verde Éire abolì il reato penale di “omosessualità”.

Anche l’esponente del partito laburista, Kevin Humphrey, ha spiegato che il 75% di voti favorevoli al matrimonio gay nel sud-est di Dublino, il suo distretto, avevano costituito il preludio della quasi sicura vittoria del “sì”.

Michael Martin, leader del partito Fianna Fail, vicino ai cattolici ma a favore del matrimonio gay, aveva parlato di “chiaro successo del sì” basandosi sul 60% di voti favorevoli riscontrati nella città di Cork.

John Murray, attivista e sostenitore del “no”, è stato il primo ad ammettere la sconfitta. Il premier Enda Kenny, rivelatosi in mattinata ottimista sulla vittoria del “sì”, ha affermato che “il popolo irlandese sta inviando un messaggio pionieristico”.

La vittoria del “sì” sembrava già scontata da qualche settimana, grazie anche alle campagne di sensibilizzazione pubblica attuate da personaggi più o meno famosi.

Bono (Paul David Hewson) degli U2, ad esempio, nonostante sia un cattolico dichiarato e praticante, ha sostenuto attivamente il diritto per gli omosessuali di unirsi in matrimonio. Il cantante ha, inoltre, asserito che “non esistono chiese proprietarie del matrimonio, le nozze sono proprietà della società civile che deve decidere chi può o non può sposarsi”.

A sostenere il “sì” sono stati, inoltre, la maggior parte dei partiti politici. Non si sono esposti gli backbenchers, esponenti più conservatori del Fianna Fail e del Fine Gael, espressione delle aree rurali, per paura di essere puniti alle elezioni politiche del prossimo anno.

Il voto ha, come si sospettava, diviso i cattolici d’Irlanda, in particolare i settori conservatori avevano alla vigilia del voto attaccato esplicitamente le gerarchie ecclesiastiche che, a loro parere, non si erano impegnate a sufficienza a favore del no.

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