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Camorra all’ospedale di Caserta: sequestrati beni per 10 milioni

Casapesenna – La Direzione investigativa antimafia di Napoli ha eseguito tre decreti di sequestro beni, emessi dal Tribunale di Santa Maria Capua Vetere nei confronti di Raffaele Donciglio, 48 anni, imprenditore nel settore edile, Antonio Magliulo, 62, ex consigliere provinciale Caserta – gruppo Pdl-Forza Italia, ed Elvira Zagaria, 50, sorella del boss Michele Zagaria.

I destinatari dei provvedimenti sono stati ritenuti gravemente indiziati di pericolosità qualificata in virtù dei rapporti emersi con il clan dei casalesi, fazione Zagaria, nel delicato e strategico settore della gestione degli appalti all’interno dell’Azienda ospedaliera “Sant’Anna e San Sebastiano” di Caserta.

Le indagini, coordinate dalla Procura sammaritana, ed eseguite dalla Direzione investigativa antimafia, hanno consentito di ricostruire l’assetto patrimoniale degli attuali destinatari dei provvedimenti, individuando anche beni fittiziamente intestati a prestanomi.

L’operazione è il prosieguo di quella già avviata lo scorso 21 gennaio, quando venne eseguita un’ordinanza applicativa della misura cautelare della custodia in carcere nei confronti di 10 indagati e degli arresti domiciliari di altri 14, ritenuti responsabili, a vario titolo, di associazione per delinquere di tipo mafioso, turbata libertà del procedimento di scelta del contraente, abuso d’ufficio, con l’aggravante del metodo mafioso.

Tale indagine, supportata da intercettazioni telefoniche ed ambientali audio-video eseguite anche all’interno dell’azienda ospedaliera di Caserta, è durata più di due anni, ed ha consentito di accertare la piena operatività, all’interno della predetta struttura sanitaria, del clan Zagaria di Casapesenna, facendo emergere una pervasiva e consolidata rete di connivenze e collusioni venutasi a creare – sotto la regia dei boss della camorra casertana – tra appartenenti al mondo della pubblica amministrazione, della politica e dell’imprenditoria. In questo modo, il sistema degli Zagaria riusciva a controllare e gestire, in regime di assoluto monopolio, gli appalti e gli affidamenti diretti di lavori all’interno dell’ospedale casertano.

Il clan, negli ultimi anni, si era infatti gradualmente infiltrato nel tessuto politico-amministrativo della struttura sanitaria casertana, trasformandosi in un complesso apparato in grado di gestire gli affidamenti dei lavori pubblici in assoluta autonomia, potendo contare sul potere derivante dalla preminente matrice mafiosa. In riferimento agli elementi sintomatici della sussistenza dell’organizzazione mafiosa, è stato riscontrato il ruolo centrale svolto da Elvira Zagaria, sorella del noto boss ed ex primula rossa casalese, Michele. A quest’ultima, infatti, a seguito dell’arresto di tutti i membri maschi della famiglia e dopo la morte del marito Francesco Zagaria, negli ultimi due anni era toccato il compito di gestire gli ingenti capitali illeciti derivanti dalle attività delle imprese del clan.

Il sodalizio criminale nasce nell’anno 2006 quando Francesco Zagaria, cognato dell’allora latitante (e, per tale motivo, in quel momento uno dei capi del clan dei casalesi) Michele Zagaria, supportato politicamente dall’onorevole Antonio Fantini – nel frattempo deceduto ed in quel periodo divenuto segretario politico regionale dell’Udeur Campania al posto di Nicola Ferraro (arrestato nel 2008 e poi condannato per concorso esterno in associazione mafiosa per aver supportato “politicamente” il clan Schiavone di Casal di Principe) – riuscì a far nominare un suo uomo di fiducia quale dirigente generale del “Sant’Anna e San Sebastiano”, Luigi Annunziata – anch’egli recentemente scomparso. Da quel momento, Francesco Zagaria assunse il controllo dei procedimenti amministrativi di assegnazione dei lavori pubblici nell’ospedale, dando vita ad un cartello di imprese mafiose, ancora oggi operante.

È stato definitivamente chiarito che, nell’anno 2006, vi fu un duplice avvicendamento politico-mafioso all’interno dell’Ospedale di Caserta (in quel momento sotto il controllo politico dell’Udeur): a Nicola Ferraro, rappresentante degli Schiavone, successe alla guida del partito, in Campania, Antonio Fantini, fedele a Francesco Zagaria. Il partito dell’ex ministro della Giustizia, Clemente Mastella, era destinato, però, ad implodere a seguito delle note vicissitudini giudiziarie che videro coinvolto proprio l’ex ministro, e che portarono, conseguentemente, alla caduta del Governo Prodi, nell’anno 2008. Gli Zagaria cercarono e trovarono, a quel punto, la necessaria “copertura politica” nel Pdl campano e, più in particolare, nel suo (allora) capo indiscusso, Nicola Cosentino, rimasto referente politico del sistema criminale operante nel nosocomio casertano fino al momento del suo arresto, avvenuto nel marzo 2013.

Un sistema collaudato e sostenuto, come si è detto, anche dalla politica, attraverso la nomina di dirigenti compiacenti e che garantiva, a sua volta, un pieno sostegno elettorale al partito che lo sosteneva: sintomatico è stato l’appoggio del sistema – registrato nel corso delle intercettazioni – alla fazione cosentiniana del Pdl (contrastata in quel momento dagli “scissionisti” Coronella e Landolfi) al Congresso del Pdl svoltosi a Caserta il 6 ottobre 2012 e che sancì la definitiva leadership di Nicola Cosentino all’interno del Pdl campano. Direttamente impegnati nella “copertura politica” dell’organizzazione mafiosa casalese, sono risultati essere due uomini di Nicola Cosentino: il consigliere provinciale di Forza Italia, Antonio Magliulo, e l’allora consigliere regionale del medesimo partito, Angelo Polverino (quest’ultimo tratto in arresto per corruzione in concorso con l’ex sindaco di Caserta nonché ex direttore amministrativo della Asl Caserta, Giuseppe Gasparin).

Le risultanze investigative, tra l’altro, sono state ulteriormente rafforzate dalle dichiarazioni di numerosi collaboratori di giustizia, i quali hanno minuziosamente descritto, nel corso degli interrogatori con i magistrati, il complesso sistema politico-mafioso-imprenditoriale operante nell’ospedale di Caserta.

I beni interessati dai provvedimenti ablativi consistono in quote societarie, fabbricati e terreni aventi sede od ubicati nella province di Caserta e Napoli, nonché diversi beni mobili e rapporti finanziari nella disponibilità diretta ed indiretta dei predetti, per un valore complessivo di oltre 10 milioni di euro.

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