Campania

Indesit, il Calcio Napoli nega agli operai le foto con i calciatori

Napoli – Lo staff del Napoli nega ai lavoratori della Whirlpool – Indesit di Carinaro di fare qualche foto con i calciatori azzurri.

E scoppia l’incidente diplomatico tra la società di De Laurentiis e i dipendenti dello stabilimento di Carinaro, la cui chiusura è prevista per fine dicembre, come annunciato dalla multinazionale americana.

“Siamo rimasti profondamente delusi dal comportamento del Calcio Napoli. Avremmo voluto ricevere un attestato di solidarietà attraverso una foto con i giocatori, ma abbiamo ricevuto una maglietta con dedica, che abbiamo restituito”, afferma Antonietta Cerullo, dipendente Whirlpool e delegata Uilm che, insieme agli altri due delegati Vincenzo Di Spirito (Fim-Cisl) e Paolo Bracciano (Fiom-Cgil), mercoledì mattina si è recata a Castel Volturno, sede del centro sportivo del Napoli, per chiedere di fare delle foto con Higuain, Hamsik e Insigne e compagni allo scopo di farle circolare sui media e tenere alta l’attenzione sulla vertenza che riguarda ben 815 lavoratori, più altre centinaia di indotto, a rischio licenziamento.

Sembrava una “missione” semplice, anche perché il mese scorso, i lavoratori erano riusciti ad esporre al San Paolo uno striscione durante un match casalingo degli azzurri. E invece le foto sono state negate, come racconta la stessa Cerullo: “Dopo essere stati ricevuti due volte da Renzi e una da Berlusconi avremmo voluto che anche il Calcio Napoli manifestasse la sua solidarietà per una vertenza che riguarda 815 lavoratori più altri centinaia dell’indotto.

Ma a Castel Volturno siamo stati trattati con indifferenza e offesi nella nostra dignità. Volevamo solo fare una foto con i giocatori, chiaramente con uno striscione relativo alla vertenza, per poi farla girare sui media. Ma ci è stato detto che non si poteva fare, ci hanno tenuto fuori e poi ci hanno consegnato una maglietta del Napoli.  Ma noi non volevamo un gadget, ma solidarietà, per cui l’abbiamo restituita e ce ne siamo tornati in fabbrica”.

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