Napoli

Napoli, defibrillatori sui mezzi pubblici dell’Anm

Napoli – Anche un defibrillatore in metrò può salvare la vita. Con questo obiettivo parte il “progetto salvavita” finalizzato nei casi di emergenza, alla tutela della salute dei passeggeri che utilizzano i mezzi pubblici.

A presentare l’iniziativa, nella sala Giunta del Comune di Napoli, l’assessore alle Infrastrutture e Mobilità, Mario Calabrese, l’amministratore unico dell’Anm, Alberto Ramaglia, il presidente della Commissione Infrastrutture e Mobilità, Giovanni Formisano, e Antonio Letteri della onlus “Carmine Speranza”.

Un progetto pilota promosso dall’amministrazione comunale e curato dall’Azienda Napoletana Mobilità, assieme all’associazione intitolata ad un giovane sportivo rapito dalla “morte improvvisa”.

Uno di quei 60mila decessi annui dovuti all’assenza di defibrillatore. Una vita spezzata ogni 8 minuti. Casi dispersi tra le brevi di cronaca, con l’eccezione del trauma di Piermario Morosini, calciatore del Livorno morto tre anni fa a Pescara, sotto gli occhi delle telecamere. “In quel caso il defibrillatore c’era, ma parte del problema è anche la scarsa capacità di farne uso” sottolinea Lettieri.

Il progetto pilota prevede in una prima fase di dotare di 10 defibrillatori semiautomatici le principali stazioni della Linea 1 metropolitana: Garibaldi, Vanvitelli, Museo, Toledo, Piscinola, Chiaiano; le stazioni superiori delle Funicolari Centrale e Montesanto; il capolinea bus di Via Brin e il parcheggio del Centro Direzionale.

L’obiettivo è corredare gradualmente, l’intero sistema integrato dei trasporti Anm (gomma, ferro e parcheggi) di questo importante strumento salvavita. Affinché non capiti quanto accadde tempo fa ad un utente, della Funicolare centrale, spirato mentre era in una carrozza.

Per l’utilizzo dei defibrillatori è prevista la formazione di 250 unità scelte tra il personale addetto Anm, in parte somministrata dall’azienda, in parte a cura della Onlus “Carmine Speranza”.

Addetti di stazione, operatori Fta e di controlleria saranno impegnati ciascuno in una sessione di otto ore di corso per acquisire le competenze necessarie a praticare correttamente la rianimazione cardiopolmonare e l’utilizzo del defibrillatore in caso di arresto cardiaco.

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