Gricignano

Inchiesta Gmc, il caso di Via S.Antonio: il Comune non deve nulla alla ditta

Gricignano – Il Comune di Gricignano non deve nulla all’impresa “Donciglio” di Casapesenna per i lavori di riqualificazione di via Sant’Antonio Abate. A liquidarla dovrà essere la Gmc, società mista pubblico-privata, di cui faceva parte il Comune di Gricignano, dichiarata fallita il 18 novembre del 2008.

Una sentenza risalente al 18 novembre 2010, emessa dal giudice Miriam Iappelli dell’allora sezione distaccata di Aversa del tribunale di Santa Maria Capua Vetere, che oggi siamo riusciti a recuperare nell’ambito degli approfondimenti legati all’inchiesta che, lo scorso 25 marzo, ha portato all’arresto dell’ex sindaco Andrea Lettieri (nella foto), del sindaco di Orta di Atella (che, intanto, ha rassegnato le dimissioni) Angelo Brancaccio e dell’imprenditore Sergio Orsi, di Casal di Principe, gestore della “Flora Ambiente”, società operante nella raccolta rifiuti e braccio operativo della Gmc, accusati, a vario titolo, di concorso esterno in associazione mafiosa, turbata libertà degli incanti e corruzione aggravata.

Quello dei lavori di via Sant’Antonio Abate è un argomento che viene citato in decine di pagine dell’ordinanza di arresto frutto delle indagini eseguite dagli agenti del commissariato di polizia di Aversa. Dalle intercettazioni ambientali emerge proprio la pretesa che Giuseppe Donciglio – imprenditore di Casapesenna risultante avere, per tramite della moglie, rapporti di parentela con un esponente dell’allora maggioranza consiliare – aveva nei confronti del Comune di Gricignano per la mancata liquidazione, da parte della Gmc, di opere eseguite, ossia l’ultima tranche dei lavori di ripavimentazione di via Sant’Antonio Abate.

Lavori che la Gmc, ad inizio 2006, su incarico del Comune, aveva affidato all’Ati (associazione temporanea d’impresa) “Donciglio Giuseppe ed Iners Caleum” per un importo di 377.648,50 euro, con un ribasso del 34,332 per cento. Di questi, 126.121,96 euro non era stati pagati dalla Gmc, intanto fallita, e la ditta li reclamava dal Comune in qualità di “ex socio” della multiservizi, ottenendo anche una sentenza di pignoramento a danno dell’Ente.

Durante una conversazione intercettata il 5 agosto 2009 nella casa comunale, all’interno dell’ufficio del sindaco, l’allora capo dell’ufficio tecnico, ingegner Gennaro Pitocchi, spiegava allo stesso Donciglio che il Comune non poteva fare un ulteriore mandato dopo che i lavori erano stati ultimati perché si sarebbe creato, in tal modo, un debito fuori bilancio. E anche nel caso avessero optato per quest’ultima eventualità ne sarebbe sicuramente scaturita una denuncia alla Corte dei Conti da parte dell’allora revisore dei conti del Comune, il commercialista gricignanese Salvatore Picone, descritto dai presenti come “un mulo che ha i paraocchi”, insomma uno che non guarda in faccia a nessuno.

La vicenda, alla fine, approdava in tribunale: il giudice stabiliva che la ditta Donciglio “non ha più diritto di procedere ad esecuzione forzata nei confronti del Comune di Gricignano, dovendo, invece, insinuarsi nel passivo del fallimento della Gmc spa”. Questo perché “l’ordinanza di assegnazione dell’appalto, affidato dal Comune alla Gmc, è stata emessa prima della dichiarazione di fallimento (anno 2006)”. Fallimento intervenuto “prima del pagamento del terzo” rappresentato dal Comune di Gricignano.

Quest’ultimo, dunque, non può più soddisfare l’interesse dell’impresa, altrimenti, sottolinea il giudice, “incorrerebbe nel divieto di cui all’articolo 44 della Legge Fallimentare che statuisce che ‘Tutti gli atti compiuti dal fallito e i pagamenti eseguiti dopo la dichiarazione di fallimento sono inefficaci rispetto ai creditori. Sono ugualmente inefficaci i pagamenti ricevuti dal fallito dopo la sentenza dichiarativa di fallimento’”. L’impresa è stata anche condannata a pagare le spese legali, da liquidare complessivamente in 2300 euro.

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