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Veronica Panarello, i pm: “E’ una lucida assassina”

Ragusa – Per i giudici non c’è possibilità né margine di errore: Veronica Panarello, accusata dell’omicidio e dell’occultamento del cadavere di suo figlio Loris, deve rimanere in carcere. Per i magistrati la donna ha una “capacità elaborativa di una pronta strategia manipolatoria” e una “insospettabile tenuta psicologica” che supportano “il giudizio di elevatissima capacità criminale”.

Lo scrive Tribunale del riesame nelle motivazioni sulla conferma dell’arresto della donna per l’omicidio del figlio. Da quanto si legge, la donna avrebbe agito “con agghiacciante indifferenza”, da lucida, “manifestando una pronta reazione al delitto di cui si è resa responsabile”, con la “volontà di organizzare l’apparente rapimento del figlio Loris”.  Veronica Panarello – si legge ancora ha tenuto una “sconcertante glacialità nell’ordire la simulazione di un rapimento a scopo sessuale”, una “impressionante determinazione nel liberarsi del cadavere del figlio, scaraventandolo nel canalone” per “lucidamente occultare le prove del crimine”.

“E’ evidente il rischio di inquinamento probatorio per la necessità di preservare le indagini dal concreto rischio di contaminazione di cui l’indagata potrebbe rendersi artefice”. Un resoconto che viene fuori dalle 109 pagine che il Tribunale di Catania ha redatto per spiegare le motivazioni che avrebbero portato lo scorso 3 gennaio, Veronica Panarello in carcere. Per la donna “sussiste il rischio di recidivanza” perché ha dimostrato un'”odiosissima crudeltà e assenza di pietà” nel delitto con “una totale incapacità di controllo della furia omicidiaria”.

Ma sono ancora tantissimi gli interrogativi oscuri nell’ambito delle indagini circa l’assassinio del piccolo Loris. Interessanti testimonianze arrivano dalla madre di un altro bambino che frequenta la stessa scuola in cui Loris, quel terribile sabato, forse, non è mai arrivato. Dal racconto della testimone si evince che Veronica avesse affermato di avere un “presentimento” circa l’assenza di suo figlio a scuola. Dieci minuti dopo, andando incontro ai primi due compagnetti che varcavano il cancello, quando centinaia di bambini dovevano ancora uscire, Veronica chiedeva con ansia: “Dov’è Loris? C’era oggi a scuola?”.

Alla risposta negativa, senza neanche andare a cercare la maestra, si rivolgeva al vigile urbano dando l’allarme. Quello strano “presentimento” sull’assenza da scuola di Loris è, per chi indaga, un’ulteriore conferma del piano criminale messo su da quella giovane mamma che, invece, di portare suo figlio a scuola lo avrebbe strangolato con una fascetta da elettricista gettandone poi il corpo sul fondo del canalone vicino al vecchio mulino. Una testimonianza che andrebbe a legarsi ai risultati dell’esame degli account dei social utilizzati da Veronica Panariello. Stando a quanto emerso dalle investigazioni, pare che gli inquirenti abbiano la certezza che la donna abbia disattivato il proprio profilo Facebook il 28 novembre, giorno antecedente alla scomparsa di Loris, e che lo abbia riattivato in data 1 dicembre, quando ancora i sospetti non si erano appurati su di lei. In un momento del genere, stando al parere degli inquirenti, una madre, in apprensione per la scomparsa del figlio, ha tante preoccupazioni e tante apprensioni che non hanno niente a che vedere con l’uso dei social network.

“L’avevo disattivato perché avevo ricevuto delle strane e insistenti richieste “, si è’ limitata a rispondere agli investigatori che, dall’esame dei suoi dispositivi elettronici, hanno però scoperto che oltre a quel “Vero Nica” ufficiale (del quale suo marito Davide aveva la password), Veronica Panarello utilizzava altri account “coperti” sia di Facebook che di Whatsapp. Perché? Per parlare con chi? Per saperlo gli inquirenti hanno dovuto fare richiesta di rogatoria internazionale ed avanzare a Mark Zuckerberg, titolare del server dei due social network, istanza di accesso ai profili individuati. Quanto ai rilievi del Dna, sono negativi i risultati dei primi accertamenti. Pare che non siano state rivenute tracce genetiche né sotto le unghie di Loris, probabilmente legato alle mani con altre fascette da elettricista, né sulla polo indossata dalla Panarello quel giorno.

Emergono, a distanza di qualche giorno, anche le parole frutto della conversazione tra la Panarello e il marito, Daniele Stival, che qualche giorno fa si è reca in carcere da lei per la prima volta. Un incontro difficile e burrascoso nel corso del quale  –  si apprende ora  –  davanti alle ripetute e insistenti domande sul perché quel maledetto sabato non avesse accompagnato Loris a scuola, per la prima volta la donna avrebbe leggermente cambiato la sua ostinata versione dei fatti (smentita dalle telecamere del paese) dicendo un “non mi ricordo se l’ho accompagnato… “. Una risposta che avrebbe fatto ancor di più’ infuriare Davide che, dopo aver rivisto giovedì per l’ennesima volta quel filmato di 35 minuti agli atti dell’inchiesta, non ha alcun dubbio sul fatto che il bambino ripreso davanti la porta di casa sia suo figlio Loris (del quale ha riconosciuto anche le movenze) e che dunque Veronica continui a mentire affermando di averlo regolarmente lasciato a scuola.

Un dolore composto quello di Davide Stival, acuito dallo sconcertante comportamento dei familiari di Veronica, comparse costanti in tutte le trasmissioni tv in cui alternano versioni sempre diverse dei fatti e delle vicende familiari, e soprattutto dall’amara sorpresa di due giorni fa quando, recandosi al cimitero di Santa Croce, ha scoperto che qualcuno aveva portato via i peluche e i pupazzi lasciati sulla tomba di Loris.

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