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Riforme, fallisce trattativa Pd-M5S: scontro in Aula

Roma – Prima il caos notturno, poi le polemiche sulla mancanza del numero legale in aula con tanto di seduta sospesa per le assenze della maggioranza.

A seguire, l’ok al federalismo fiscale ma – subito dopo – tiene banco il fallimento della trattativa al cardiopalma tra maggioranza (Pd) e opposizione (Movimento 5 Stelle): al termine di un confronto serrato, lo scontro è altissimo. Dal Movimento si arriverà a riesumare l’accostamento al nazi-fascismo già usato in passato e a bollare il “Pd versione Renzi come un nazismo formato XXI secolo” con tanto di fotomontaggio del simbolo Pd sul petto di Benito Mussolini..

Se il Partito democratico – dicono i pentastellati – non accetterà la mediazione, noi continueremo con l’ostruzionismo. La risposta è picche: “Se è così, allora andiamo avanti a oltranza”, è il messaggio che i dem reinoltrano al mittente. La controreplica è una dichiarazione di guerra: “Alziamo le mani, non garantiamo l’andamento istituzionale dei lavori, ve ne accorgerete”.

Subito dopo, Alessandro Di Battista (M5s) prova a rilancia su Twitter con un argomento su cui il Pd si è già espresso col pollice verso: il referendum propositivo senza quorum: “Qui Camera. Siamo disposti a ritirare TUTTI i nostri emendamenti su Rif. Costituz. se il PD ci vota il referendum propositivo senza quorum”.

Nel mezzo, i problemi interni al Partito Democratico con un’altra grana all’orizzonte per Matteo Renzi: l’ultimatum lanciato dalla minoranza Pd la quale, dopo la rottura del patto del Nazareno, torna ad alzare la voce e ad avanzare richieste. Sennò – fanno sapere – sul voto sarà un ‘liberi tutti’. A Montecitorio, insomma, è un’altra giornata carica di fibrillazioni e dibattito politico intenso. Sul tavolo continua a esserci la riforma costituzionale su cui il premier vuole fare in fretta.

Un risultato sicuro è che l’aula della Camera ha dato il via libera all’articolo 33 del disegno di legge che riforma il Senato e il Titolo V della Costituzione, il quale modifica l’articolo 119 della Carta.

L’articolo, approvato con 295 sì, 88 no (tra cui quelli di Forza Italia) e 15 astenuti, tratta l’autonomia finanziaria degli enti territoriali e prevede che Comuni, Città metropolitane e Regioni abbiano autonomia finanziaria di entrata e di spesa, nel rispetto dell’equilibrio dei relativi bilanci, e concorrano ad assicurare l’osservanza dei vincoli economici e finanziari derivanti dall’ordinamento dell’Unione europea.

Nel pomeriggio, con 283 sì e 100 no ok anche all’articolo 34 del ddl che modifica il 120 della Costituzione introducendo “i casi di esclusione dei titolari di organi di governo regionali e locali dall’esercizio delle rispettive funzioni quando è stato accertato lo stato di grave dissesto finanziario dell’ente”.

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