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Oscar francesi, trionfa l’anti jihadista “Timbuktu”. Premio a Kristen Stewart

La 40esima edizione del Premio César, l’Oscar del cinema d’oltralpe, tenutasi nell’elegante cornice del parigino Theatre du Chatelet  sarà sicuramente ricordata per l’autentico trionfo di  “Timbuktu” diretto da Abderrahmane Sissoko.

Il lungometraggio  del regista di origine mauritana, ma residente in Francia dall’età di 21 anni, ha portato a casa sette pesantissimi trofei  per il film, la regia, il montaggio, la fotografia, la sceneggiatura originale, le musiche e il sonoro. Con questa vittoria i transalpini hanno, sicuramente, voluto dare un messaggio sia politico sia artistico. La pellicola, infatti, ha come ambientazione l’omonima bellissima città del Mali citata nel titolo, dove a dominare è la polizia islamica sostenitrice di una jihad, che sottopone la popolazione locale a sempre maggiori divieti. Lontana da tale realtà, anche se a pochi chilometri di distanza, vive, sotto una larga tenda tra le dune del deserto, una famiglia semplice dedita alla pastorizia.

L’esistenza dei suoi membri muterà, però, di colpo quando la mucca preferita scapperà e verrà barbaramente uccisa.  Il tema della violenza in nome di arcaici quanto folli dettami religiosi, davvero caldo a Parigi dopo i recenti attentati di matrice islamica, e l’enorme qualità tecnica (eccezionale la resa fotografica del paesaggio) confermata da uno dei maestri della Settima Arte contemporanea hanno, quindi, convinto i membri  dell’Accademia a incoronare per la prima volta un cineasta africano, che, visibilmente commosso, ha ringraziato la Francia, definita “un paese straordinario, aperto agli altri”, capace di regalargli “tante statuette”.

Spinto da tale successo,  Sissoko potrebbe, fra un giorno, stringere tra le mani un altro prestigioso  riconoscimento, l’Oscar hollywoodiano, al quale è candidato per la Mauritania tra gli aspiranti al titolo di miglior film straniero.  Festa grande anche per i teenager fan dell’ex eroina della saga vampiresca “Twilight” Kristen Stewart.

La star d’oltreoceano ha, infatti, meritato il César per l’attrice non protagonista grazie alla convincente performance fornita in “Sils Maria” di Olivier Assayas nel ruolo della fedele assistente di una diva del teatro interpretata da Juliette Binoche.

Quest’ultima, insieme alla vibrante  Marion Cotillard di “Due giorni una notte”, entrambe nominate tra le attrici protagoniste, sono state tra le deluse della serata poiché battute, inaspettatamente, dalla giovanissima Adèle Haenel, ragazza “fuori orario” dell’autentica rivelazione francese dell’anno “Les Combattants” di Thomas Cailley, che ha prevalso anche tra le opere prime e gli attori esordienti (Kevin Azais).

Altro sconfitto della kermesse è stato, senza dubbio, il biopic “Saint Laurent” di Bertrand Bonello, non solo perché si è guadagnato un solo premio (quello ampiamente atteso per i costumi) su ben dieci candidature, ma anche perché il protagonista Gaspard Ulliel, che vestiva i panni del famosissimo stilista d’oltralpe, si è visto superare dal meno pronosticato Pierre Niney, impegnato a ricoprire il medesimo ruolo nell’altro film biografico dedicato a uno dei creatori di moda più importanti di sempre “Yves Saint Laurent” di Jalil Lespert.

Miglior non protagonista il transalpino, di origine algerina, Reda Kateb per “Hippocrate” e miglior pellicola straniera l’eccentrico canadese “Mommy” dell’enfant prodige  Xavier Dolan. Standing  ovation, infine, per Wim Wenders, premiato per il documentario “Il sale della terra”, e Sean Penn, vincitore di un César onorario.

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