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Melania Rea, Cassazione: “Uccisa in un impeto d’ira”

Salvatore Parolisi ha ucciso la moglie Melania Rea, a Civitella del Tronto il 18 aprile 2011, durante una “esplosione di ira” nata in un litigio “tra i due coniugi” e dovuta alla “conclamata infedeltà coniugale” dell’uomo. Lo scrive la Cassazione nelle motivazioni depositate oggi della condanna di Parolisi.

Secondo i supremi giudici, l’uccisione di Melania è avvenuta “in termini di ‘occasionalità’ (dolo d’impeto, non essendo stata mai ipotizzata la premeditazione) dovuta ad una esplosione di ira ricollegabile ad un litigio tra i due coniugi, le cui ragioni fondanti si apprezzano nella conclamata infedeltà coniugale del Parolisi”.

Il verdetto è stato esteso dall’ex pm Anticamorra Raffaello Magi della Prima sezione penale della Suprema Corte.

Lo scorso 10 febbraio la Cassazione aveva chiesto di rideterminare al ribasso la pena a 30 anni inflitta a Parolisi, il militare di Frattamaggiore (Napoli) già condannato in appello per l’omicidio della 29enne di Somma Vesuviana. In sostanza, Parolisi è stato ritenuto colpevole dai supremi giudici ma decade l’aggravante della crudeltà. La pena, dunque, va ricalcolata dalla stessa Corte d’Assise d’Appello di Perugia. L’ex caporale degli Alpini resta in carcere.

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