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Jobs Act, via 200mila co.co.co. e articolo 18

Roma – “Oggi è il giorno atteso da anni. Il #JobsAct rottama i cococo vari e scrosta le rendite di posizione dei soliti noti #lavoltabuona”, lo ha scritto venerdì mattina il premier Matteo Renzi su Twitter nel giorno che ha visto, dopo cinque ore di consiglio dei ministri, il varo dei decreti attuativi della riforma del lavoro. Il decreto prevede la possibilità di demansionare il lavoratore e include nelle regole sui licenziamenti anche i licenziamenti collettivi (non tenendo conto quindi di quanto chiesto dalle Commissioni lavoro di Camera e Senato).

Nella conferenza stampa successiva al consiglio dei ministri, il premier parlando di “giornata storica” ha sottolineato: “Una generazione vede finalmente riconosciuto il proprio diritto ad avere tutele maggiori. Parole come mutuo, ferie, buonuscita, diritti entrano nel vocabolario di una generazione fino ad ora esclusa”. Inoltre, adesso il governo ha “tolto gli alibi” a chi dice che assumere in Italia non è conveniente: “È la volta buona, ora o mai più”, sottolineando come “200mila lavoratori parasubordinati passeranno ora a tempo indeterminato”. E una certezza: “Nessuno resta più solo quando perde il lavoro o viene licenziato”. Sui nuovi diritti acquisiti, il ministro del Lavoro Giuliano Poletti ha voluto sottolineare che sono state “equiparate maternità e paternità con le adozioni o gli affidi”.

A preoccupare molti è la norma che riguarda allontanamenti dal lavoro collettivi, adottata nonostante i pareri negativi delle Commissioni lavoro di Camera e Senato, ma Renzi ribadisce: “Questi provvedimenti si occupano di assunzioni collettive. Questo è un Paese che guarda al futuro, che sta ripartendo. I decreti approvati dal Cdm servono a fare assunzioni collettive, non licenziamenti collettivi”. Secondo il presidente della Commissione a Montecitorio, però, si tratta di “una scelta politica sbagliata e non rispettosa del dibattito parlamentare”.

Non c’è dubbio che per il governo il via libera ai primi decreti del Jobs act, quelli sul nuovo contratto a tutele crescenti e sugli ammortizzatori, sia una tappa importante di questo inizio del secondo anno della squadra di Renzi (“Dopo un anno di governo non avremmo pensato di essere a questo punto”, ha sottolineato il primo ministro). In Consiglio si è proceduto anche con il Ddl concorrenza, con le nuove liberalizzazioni che interesseranno librai e notai (mentre sulla vendita dei farmaci salta la norma che prevede la vendita dei farmaci di fascia C in luoghi diversi dalle farmacie). Ancora un rinvio, invece, per il pacchetto di misure fiscali che il ministero dell’Economia aveva già preparato: saltano le norme, importantissime, sul nuovo catasto, ma anche quelle che fissavano il calendario per arrivare alle fatture elettroniche che pongono le basi per il superamento dello scontrino fiscale come lo conosciamo oggi.

Ma l’attenzione, venerdì, era tutta sulla riforma del lavoro: il nuovo contratto “a tutele crescenti” scatterà dal primo marzo. Che cosa prevede? Per le nuove assunzioni con contratto a tempo indeterminato si limita la possibilità del reintegro del lavoratore, prevedendo invece indennizzo economico certo e crescente con l’anzianità di servizio. Il reintegro sarà possibile solo in caso di licenziamento discriminatorio o per licenziamento disciplinare per il quale venga provata l’insussistenza del fatto materiale contestato.

l Consiglio dei ministri, in prima lettura, ha esaminato anche lo schema di decreto delegato per attuare le nuove tipologie contrattuali. È prevista in questo contesto l’eliminazione delle collaborazioni a progetto con il divieto di nuovi contratti di questo tipo. Viene cancellato anche il contratto di associazione in partecipazione, utilizzato soprattutto nel settore commerciale. L’abolizione dei contratti a progetto e dell’associazione in partecipazione e la rimodulazione delle altre tipologie contrattuali dovrebbero andare in vigore dal 2016. Per quest’anno – si apprende – sarà ancora possibile stipulare questi contratti mentre anche dopo il 2016 sarà possibile stipulare co.co.pro con accordi sindacali.

Ok definitivo anche per i nuovi ammortizzatori sociali. Il primo è la Dis-Coll, cioè l’indennità di disoccupazione per i collaboratori che hanno almeno 3 mesi di versamenti contributi e avrà una durata pari alla metà dei mesi di versamento e potrà arrivare ad un massimo di sei mesi. L’altra novità è la Naspi, che scatta da maggio e che, rispetto alla Aspi durerà più a lungo. Il sussidio sarà pari alla metà dei periodi contributivi degli ultimi 4 anni, in pratica potrà arrivare al massimo a 24 mesi.

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