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Festival di Sanremo, serata cover: il trionfo di Nek

Procede ormai spedita la 65esima edizione di Sanremo: nella terza serata, dedicata alle cover, il trionfatore è Nek che colpisce pubblico e giuria con la sua “Se Telefonando”. Tra i giovani invece, continuano la corsa verso la finale Giovanni Caccamo e Amara. La terza diretta dall’Ariston non impressiona ma intrattiene: niente colpi di scena o di spettacolo eclatanti, qualche polemica e scaramuccia tra colleghi. Nonostante tutto il festival procede spedito: a Luca e Paolo viene affidato lo spazio della satira, così come al Massimo Ferrero che ha più o meno lo stesso ruolo. Super ospite graditissima, l’astronauta Samantha Cristoferetti in collegamento dallo spazio, dalla Stazione Spaziale Internazionale. Fra gli artisti ospiti sul palco, gli Spandau Ballet.

A dare il via alla gara sono le nuove proposte. C’è il secondo girone della sfida a torneo che vede contrapposti Giovanni Caccamo e Serena Brancale e nel secondo Amara e Rakele. Escono di scena Rakele e La Brancale, restano gli altri due. Una sconfitta, quella di Rakele, resa meno amara dalla gaffe di Carlo Conti, che, al momento del verdetto, pronuncia il suo nome, portando in alto il braccio dell’avversaria. Prova a recuperare, “mi dispiaceva così tanto che uscisse, ho fatto il suo nome per farle prendere un po’ di applausi…”. L’applauso va a lui per la prontezza.

Quanto a i big, la serata è dedicata alle cover dei brani che celebrano al meglio la storia del Festival. Comincia Raf con Rose rosse, uno dei cavalli di battaglia di Massimo Ranieri che lui rivisita in chiave Hakuna Matata con indosso un completo stampato, appunto, a grosse rose rosse. Irene Grandi si cimenta con Se perdo te di Patty Pravo mentre Moreno in gilet di pailettes trasforma in motivetto reggae – con doveroso inserto rap – Una carezza in un pugno. Inserisce del proprio rap, anche Nesli che porta sul palco “Mare mare”, riarrangiandola a modo proprio. Un salto negli anni Sessanta con Anna Tatangelo e la sua Dio come ti amo. Con Biggio e Mandelli in modalità Buscaglione E la vita, la vita diventa swing. Chiara s’inventa il palmo d’una mano glitterato per Il volto della vita. E Nek non sbaglia una nota di Se telefonando. Un’esibizione che il pubblico premierà facendogli aggiudicare la vittoria della serata.

E’ il momento degli artisti ospiti: arrivano gli Spandau Ballet anche se un po’ appesantiti da quei trent’anni che li separano dalla loro ultima esibizione all’Ariston. Presentati dal conduttore che ripiomba in pieno clima I migliori anni, propongono un medley delle loro canzoni più famose. Più smart i Saint Motel, che a mezzanotte e quarantaquattro rianimano la platea dell’Ariston, ormai in debito d’ossigeno, e portano a casa un Disco di Platino.

La comicità e la satira sono invece affidate a Luca e Paolo che monopolizzano il palco per più di venti minuti: il primo intervento è di Luca, poi, Paolo, esilarante. Prima, una canzone sulla mania di ricordare in tv gli scomparsi eccellenti e poi una raffica di battute che riesce a neutralizzare perfino Carlo Conti, da “prendi uno di Firenze, lo metti in tv a dire cazzate e se le bevono tutti” a “è il momento più divertente dall’elezione di Mattarella”. Ma soprattutto il brano, la “R.I.P. Parade”, “quando un grande artista passa a miglior vita – cantano – sei distrutto perché non te l’aspetti, ma in televisione cominciano gli omaggi: tg, Vita in diretta e poi Giletti. E pure qui a Sanremo si canta Il carrozzone, si riesuma la salma ogni due ore, commemora anche Fazio, officia Gramellini, però solo se il morto è un cantautore. E per il funerale è pronta la diretta, con il commento del telecronista e la moglie che fa l’intervista: c’è sempre una grande donna dietro un grande artista”. Deludente il secondo sketch, poco dopo la mezzanotte, su nozze gay, diritti e libertà.

La gara riparte. I Dear Jack non maltrattano troppo Io che amo solo te. Ma il momento più alto è con la coppia Grazia Di Michele – Mauro Coruzzi, quest’ultimo nei panni di Platinette, per un omaggio a Giuni Russo con Alghero. A Bianca Atzei è affidata Ciao amore ciao, a Alex Britti Io mi fermo qui, al giovane Lorenzo Fragola Una città per cantare. Ovazione del pubblico per Il Volo e per i virtuosismi vocali dei tre ragazzi che reinterpretano Ancora. Un’energica Annalisa canta Ti sento, i Matia Bazar la portarono a Sanremo nell’85, mentre lei nasceva. Lara Fabian si emoziona per gli applausi a Sto male, Gianluca Grignani ricorda Tenco con Vedrai vedrai e Nina Zilli entra in scena in look Motown con la voce perfetta per Se bruciasse la città. Completano la lista Malika Ayane (con l’apparecchio per i denti) con Vivere e Marco Masini con Sarà per te, omaggio emozionante all’amico Francesco Nuti.

Votati da sala stampa e pubblico a casa (un “vincitore” per ciascun gruppo di quattro artisti), alla fine vanno al ballottaggio Marco Masini, i Dear Jack, Nek, Moreno e Il Volo. Prima, però, il consueto collegamento con Rocco Tanica e la sua surreale rassegna stampa. Alla fine, la cover vincitrice della serata è Se telefonando, eseguita da Nek.

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