Esteri

Strage Parigi, caccia ad Hayat: “E’ in Siria”

Parigi – È caccia a Hayat Boumeddiene, 26 anni, compagna di Amedy. Secondo la radio Europe 1, che cita informazioni confidenziali, la donna non si troverebbe in Francia, ma in Siria, dov’è arrivata nei primi giorni di gennaio dalla Turchia. La compagna di Amedy Coulibaly, spiega la radio, ha preso il 2 gennaio un volo Madrid-Istanbul in compagnia di un francese noto ai servizi di sicurezza. Aveva un biglietto per il volo di ritorno il 9 gennaio, ma non si sarebbe presentata all’aeroporto. Anche la radio Rtl, citando fonti proprie, conferma l’informazione, aggiungendo che la Boumeddienne sarebbe stata vista attraversare la frontiera turco-siriana l’8 gennaio.

Durante le lunghe ore dell’assedio al supermercato kocher, si era parlato dell’azione di un uomo e di una donna, identificati successivamente in Amedy Coulibaly e la Boumeddienne. Al telefono con l’emittente francese Bfm-tv, Coulibaly si era detto affiliato allo Stato Islamico e aveva minacciato di uccidere tutti gli ostaggi se fosse stato torto un capello ai fratelli Kouachi, barricati in una tipografia di Dammartin en Goele, 40 km da Parigi, dalle prime ore del mattino. Dopo il blitz delle teste di cuoio, scattato in contemporanea in entrambe le critiche situazioni, mentre un video catturava il momento in cui Coulibaly si lanciava arma in pugno contro gli agenti finendo crivellato, Hayat “non figura tra le persone decedute o ferite” nel negozio. La presenza della donna sul luogo in realtà non è mai stata accertata. Fonti giornalistiche ieri hanno riportato che la donna sarebbe riuscita a fuggire confondendosi tra gli ostaggi scappati dal negozio dopo il blitz. 

La giovane si era convertita all’Islam nel 2009, quando aveva conosciuto Coulibaly. Per lui aveva lasciato un lavoro da cassiera e aveva indossato il velo integrale, come testimoniano le foto della coppia. Insieme erano andati a vivere a Bagneux, a sud di Parigi, non lontano dalla zona di Montrouge dove giovedì mattina, il giorno dopo la strage a Charlie Hebdo, Coulibaly ha freddato una donna poliziotto a colpi di kalashnikov. Hayat era stata interrogata dall’antiterrorismo nel 2010 durante il processo al suo compagno, implicato in un piano per l’evasione del terrorista algerino Smain Ait Ali Belkacem, condannato all’ergastolo per gli attentati del 1995. Davanti agli inquirenti, Hayat aveva giustificato gli attentati di Al Qaeda ricordando “gli innocenti uccisi dagli americani”.

Ora per le autorità Hayat è certamente in fuga, probabilmente armata. Si è scoperto che Hayat Boumeddiene nel corso del 2014 ha avuto oltre 500 contatti telefonici con Izzana Hamyd, moglie di Cherif Kouachi, che è in stato di fermo da mercoledì. I legami, definiti “costanti e consistenti” dagli inquirenti, tra i fratelli Kouachi e Amedy Coulibaly, passavano evidentemente anche attraverso le loro compagne. Di vita e di jihad.

Ricostruendo i legami tra i protagonisti dei tre giorni più lunghi per la sicurezza in Francia, le autorità giudiziarie hanno inoltre arrestato 13 persone vicine ai fratelli Kouachi. E secondo la Procura, dell’ambiente familiare del minore, Cherif, fanno parte “terroristi jihadisti, attualmente in Siria e Yemen”.

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