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Pino Daniele: il furto in villa, il testamento e le liti sull’eredità

Lo aveva predetto, con la stessa sfacciataggine con cui amava raccontare gli aspetti più sordidi e nascosti della sua città: “Ncoppa ‘e sorde ‘a gente nun guarda ‘nfaccia a nisciuno”, canta Pino Daniele in “Keep on movin”.

Una frase fatta che, a distanza di tempo, suona come uno sfortunato presagio per lui, al centro, subito dopo la sua morte, di liti ed intrighi legati alla sua eredità. Un patrimonio che adesso è al centro di un contendere familiare che non dà pace all’artista. Uno spartirsi che non dà degno riconoscimento all’autore e cantauotre, che è stato, forse ricordato, in modo memorabile solo dalla sua Napoli. Una diversione in atto che sarebbe l’origine di un finto furto organizzato nell’abitazione del cantante in Maremma.

Nella notte tra il 6 e il 7 gennaio, mentre la compagna di Pino Daniele e i loro figli erano a Roma per celebrare i funerali, qualcuno si sarebbe introdotto nell’abitazione toscana alla ricerca di qualcosa. Non un comune furto ad opera di ladri di appartamento o di curiosi in cerca di un ricordo dell’artista. Qualcosa di preciso che forse non è stato trovato. Un magro bottino per chi si è introdotto in casa che ha portato via solo due chitarre e poche centinaia di euro. Gli accertamenti degli inquirenti sono ancora in corso. La casa nella quale Daniele viveva con la sua compagna Amanda Bonini si trova in una zona isolata: è un ex podere poi trasformato in villa, circondato da un giardino, “nascosto” da una fila di cipressi sui quattro lati. Gli investigatori in queste ore stanno anche interrogando alcuni parenti di Pino Daniele. Il furto è stato scoperto oggi, giovedì pomeriggio. La casa è dotata di un sistema d’allarme che però sarebbe stato divelto dai ladri, entrati nella proprietà dopo aver scavalcato la recinzione e quindi nella villa da una porta finestra sul retro. Pare che non siano stati rinvenuti particolari segni di forzatura all’abitazione. Non è chiaro al momento quando sia avvenuta l’effrazione, se oggi o nei giorni precedenti: la casa non è dotata di un sistema di video sorveglianza e dopo il malore accusato da Pino Daniele, da quanto appreso, nella casa non era rientrato nessuno tra familiari e persone vicine all’artista. Il furto è stato poi scoperto quando è tornata alla villa Amanda Bonini, la compagna dell’artista, insieme ai suoi due figli. Subito scattato l’allarme e l’intervento delle forze dell’ordine. Che i malviventi stessero cercando qualcosa? Un documento, uno scritto, un qualcosa che potesse riguardare il patrimonio e l’eredità del cantante? Un lascito importante per i familiari del musicista che, adesso, si contendono il tutto, laddove possibile.

Come sarà divisa, quindi, la sua eredità tra i cinque figli, le due mogli, la compagna che era al suo fianco nel momento della sua morte? Andrà qualcosa ai cinque fratelli, ai nipoti? “Dico sempre: quando state per morire “magnateve” tutto, lasciate i debiti. Perché per quattro lire si scannano, per pagare i debiti si mettono d’accordo”, aveva detto nella sua poco ortodossa omelia in romanesco al Divino Amore padre Renzo Campedella, facendo eco forse a quello che potrebbe essere un pensiero legittimo anche per il musicista, qualora potesse assistere a tutto ciò. Accanto al dolore, c’è chi si preocccupa di capire cosa c’è nel testamento di Pino Daniele, c’è sete di discussione, di assi ereditari, di quantizzare liquidi e proprietà.  A Roma il “Je so pazz”   possedeva la casa dalle parti di piazza Mazzini in cui oggi vive la moglie Fabiola Sciabbarrasi con i figli Sara, 18 anni, Sofia, 13, e Francesco 8; lo studio di registrazione in via Sabotino, ormai quasi dismesso dopo la decisione dell’artista di andare a vivere in Toscana; la villa sull’Aurelia, in cui aveva anche girato un videoclip ai tempi di “Iguana cafè”.

Alla primogenita Cristina e al fratello Alessandro aveva comprato case a Roma, alla moglie Dorina nel momento del divorzio era andata la villa di Formia, dove era proprietario di un altro appartamento. E poi ancora la casa in maremma dove viveva da un anno con la compagna Amanda Bonini, tra Magliano e Orbetello, una vecchia struttura a pianta quadrata dell’Ottocento, costruita dai Colonna, nobile famiglia latifondista: due piani da circa 150 metri quadri l’uno, volumi trasformati in dependance.  Aveva cambiato faccia alla villa, arricchendola con una piscina, un giardino all’inglese con olivi secolari, un arredamento di antiquariato.

Poi, in riva al mare della Giannella, a Orbetello, c’è il Tuscany Bay, jazz bar, ristorante deluxe e stabilimento balneare con trenta dipendenti nella stagione calda e dieci in quella invernale, 880.000 euro di volume d’affari nel 2013. Il 4 novembre scorso la compagna Amanda Bonini era stata nominata amministratrice unica della srl, proprietà per il 90% per cento del cantautore, per il 10 intestata al figlio Alessandro. Daniele nel 2011 aveva vinto il bando comunale per aggiudicarsi la struttura, un’ex colonia marina ristrutturata con parcheggio, per 18 anni, con un canone annuo di 102.000 euro più Iva. Poi, naturalmente, ci sono i proventi derivanti dalla carriera del cantautore che recentemente, come per tutti, si erano molto diradati sul fronte discografico, puntando soprattutto sul fronte del palco, oltre che sui proventi Siae (350.000 euro nel 2013, ultimo anno certificato).

Sessantamila euro di cachet, l’estate scorsa, per i concerti con la sua band, 110.000 per quelli con la Roma Sinfonietta che l’avevano portato ad esibirsi anche di fronte alla Reggia di Caserta, direttamente organizzati da Friends & Partners e da Ferdinando Salzano, il suo manager, eventi come il tour di «Nero a metà», ad esempio, partito dall’Arena di Verona quest’estate per approdare al Palapartenope per i suoi ultimi concerti napoletani, il 16 e 17 dicembre. Società ed artista in qualche modo rischiavano insieme dividendo gli incassi. Ora la parola passerà al testamento, della cui esistenza i familiari hanno parlato nel comunicato in cui hanno annunciato la volontà dell’artista di essere cremato.

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