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Irene Grandi è tornata: “Ho meno rabbia. Mi voglio bene”

Era assente da un po’ dalle radio, lontana dalla musica commerciale, ma sempre immerse in uno spazio fatto di parole e note. Son passati cinque anni dall’ultimo album, ma ora, Irene Grandi è tornata più nuova che mai con il suo ultimo lavoro, “Un vento senza nome”, in uscita il prossimo febbraio. Un progetto musicale che coincide con l’esordio in veste di cantautrice.

“Per me è una svolta – ha spiegato la Grandi a Tgcom -. Mi sono staccata da tutto e ho cambiato la mia vita per scoprire che avevo ancora cose da dire”. Un periodo che, vissuto in musica, ma in maniera libera, le ha permesso di sentirsi in vacanza pur lavorando: “Per una volta non sono scappata di fronte al silenzio e sono tornata a suonare per il piacere di scoprire cose nuove. Come l’imparare meglio a suonare la chitarra o il mettermi alla prova come autrice. Ho cercato il vuoto mentale per lasciar spazio agli stimoli che arrivavano dalla vita”.

Una crescita professionale che arriva soprattutto grazie all’intervento di un altro nome importante, Stefano Bollani che ha dato coraggio alla sua nuova fase: “Io sono nata come un animale da palcoscenico, ho sempre tenuto di più a cantare canzoni belle che non a scriverle. Però in questo periodo mi sono resa conto che avevo delle cose da dire, e in questo album c’è l’autenticità dei sentimenti e ci sono le cose che mi sento di raccontare”. Parte di tale evoluzione, attraversata dalla Grandi, deriva anche dal grande lavoro portato a compimento dal nuovo produttore, Saverio Lanza: “Lo conoscevo da tempo ma la nostra collaborazione si saldata proprio quando mi sono messa in gioco. E’ stato perfetto trovare lui perché far crescere gli autori è una sua specialità. Allo stesso modo il mio nuovo manager, Francesco Barbato, mi ha incoraggiato e spinto a continuare. Così l’album è nato prima un po’ per gioco poi facendo sempre più sul serio”.

Un’evoluzione quella di Irene Grandi che non crea una rottura con il passato, ma che forse usa il passato per riproporlo in maniera anomala e diversa, particolare. In riferimento alla sua partecipazione al prossimo Festival di Sanremo dove presenterà il brano che da titolo all’album, la cantante dice: “Non mi pongo mai problemi del tipo ‘piacerà o non piacerà’. Anche quando ho collaborato con i Baustelle molti pensavano fosse qualcosa fuori dal mio stile, e invece abbiamo trovato un’ottima sintesi. Ho sempre pensato che la cosa più importante sia essere autentici”.

Un brano al femminile, che canta la fuga liberatoria di una donna dalle forzature di certe “relazioni malate, che la vorrebbero sottomettere e plasmare e che non la lasciano essere quella che e'”. Un racconto messo insieme con pezzi di vite altrui, dove l’accento cade “non sulla violenza delle relazioni, ma sul coraggio di liberarsene”, ma che vale sul fronte autobiografico nel percorso di rinnovamento che l’artista ha raccontato di aver intrapreso in questo periodo di “silenzio e vuoto cercato”, fatto di ricezione degli stimoli che provengono dalla vita.

Un’autenticità che Irene ha portato anche nella sua vita, facendo un percorso su se stessa: “Ho meno rabbia, sono più centrata nel volermi bene – spiega lei -. Mi sono resa conto che può essere piacevole essere più presente, pensare un po’ agli altri e dedicare loro del tempo, essere meno centrata sulla mia carriera. Ho rivisto delle priorità della mia vita”.

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