Campania

“Spese pazze”, la Regione non sarà parte civile: salva incandidabilità

Napoli – Al via l’udienza preliminare a carico dei sette consiglieri regionali accusati, a vario titolo, di truffa e peculato, per i quali lo scorso 25 novembre era stato chiesto il rinvio a giudizio dopo lo scandalo dei rimborsi e dei contributi pubblici nel Consiglio regionale della Campania.

Tra gli imputati, dinanzi al gup di Napoli Francesco De Falco Giannone, l’ex capogruppo Udeur, oggi Ncd, Ugo De Flaviis, l’ex capogruppo della lista Caldoro, Gennaro Salvatore, i consiglieri regionali Raffaele Sentiero (Ncd), Sergio Nappi (Forza Italia), Massimo Ianniciello (gruppo misto, eletto nel Pdl), l’ex consigliere regionale di Caserta Angelo Polverino (eletto nel Pdl e coinvolto da un anno in un’altra inchiesta sulle infiltrazioni camorristiche negli appalti dell’Asl casertana), l’ex consigliere Pdl Pietro Diodato.

Il giudice si è riservato di svolgere almeno un’altra udienza prima di emettere il decreto di rinvio a giudizio o la sentenza di non luogo a procedere.

La Regione non si è costituita parte civile anche se potrebbe farlo in seguito nel caso si andasse a processo. Tuttavia, la decisione evita per gli imputati l’incompatibilità alla rielezione in consiglio regionale. Quasi tutti gli imputati, infatti, sono in piena attività politica e mancano pochi mesi al ritorno alle urne in Campania.

Una nota dell’ufficio stampa della Regione Campania, però, precisa che “in linea con la prassi dell’Ente Regione, l’eventuale azione civile per il risarcimento del danno potrà essere proposta all’esito dell’accertamento della responsabilità penale degli odierni indagati”.

Dall’avvocatura regionale, inoltre, fanno sapere che la 154/81 su incompatibilità e lite pendente risulterebbe abrogata da una legge regionale del 2007 che rimanda a un articolo, il 63 comma 4, del decreto legislativo 267/2000.

“Dunque, non c’è stata nessuna valutazione su incompatibilità o meno ma solo il ribadire una posizione garantista fino alla sentenza”, è il commento di una fonte molto vicina al governatore Stefano Caldoro, citata da “Il Fatto Quotidiano”.

L’inchiesta contesta l’utilizzo di fatture per prestazioni mai eseguite o antecedenti all’elezione, documenti fiscali sfornati da aziende fantasma ed intestate a prestanome, il rimborso di pranzi, cene e acquisti di prodotti ad uso personale e privi di attinenza con l’incarico istituzionale. 450mila la cifra complessiva dei fondi che, secondo i finanzieri del Nucleo tributario, coordinati dal procuratore aggiunto Alfonso D’Avino e dal pm Giancarlo Novelli, sarebbero stati utilizzati illecitamente dai sette imputati.

You must be logged in to post a comment Login

I più letti

buone-feste2

Condividi con un amico