Italia

Traghetto in fiamme, 11 vittime: morti tre italiani. Si cercano altri dispersi

Bari – Oltre 450 le persone a bordo del traghetto andato in fiamme, nel mare Adriatico, all’alba di domenica mattina.

L’incendio si sarebbe propagato dal garage della nave che conteneva auto e mezzi pesanti.  427 i naufraghi messi in salvo, di cui 44 italiani (22 sono passeggeri), mentre il numero dei morti è salito a 11, senza contare i dispersi. La Guardia costiera con un tweet conferma: “Ci sono anche tre italiani tra le vittime”.

Accertata la presenza di clandestini. Il procuratore di Bari, Giuseppe Volpe, ha confermato ciò che si temeva: “Essendo stato accertato inconfutabilmente che la nave trasportava clandestini nascosti nelle stive il nostro timore è che purtroppo troveremo altre persone decedute sul relitto”. Volpe conferma: “A bordo 499 persone e non 476”.

Era partito da Patrasso ed era diretto ad Ancona il traghetto Norman Atlantic, salpato alle 4.30, con a bordo 422 passeggeri e 56 membri dell’equipaggio. Quarantaquattro le persone di nazionalità italiana presenti sulla nave, tra cui il comandante Argilio Giacomazzi, ma anche 54 turchi, 22 albanesi, 18 tedeschi. E poi ancora francesi, svizzeri, russi, bulgari, siriani, afghani e soprattutto greci.

“Molta gente è caduta in mare purtroppo. – ha riferito un testimone turco – Ho visto anche una decina di persone che erano a bordo di una lancia che poi sono finite in mare e non so proprio che fine abbiano fatto. Sentivamo urlare “fire, fire”, fuoco fuoco e in cinque minuti tutta la nave era a fuoco. Era buio e c’era molto fumo. C’è stato poco da fare: molta gente è svenuta, siamo rimasti isolati”.

Si ipotizza che possa essere stato un sovraccarico a provocare l’incendio: “La parte alta dei mezzi pesanti faceva attrito con il soffitto del garage, può essere che una scintilla sia partita da lì”, hanno dichiarato alcuni camionisti.

Intanto, sono indagati per i reati di naufragio colposo, omicidio colposo plurimo e lesioni colpose, il comandante della Norman Atlantic, Argilio Giacomazzi, e l’armatore della nave, Carlo Visentini.

Acquisiti i verbali delle persone ascoltate e i telefonini che avevano ripreso le immagini della nave naufragata.

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