Italia

Jobs Act, Camusso: “Pronti a nuovi scioperi”

Roma. Non si placa la polemica sul Jobs Act, criticato sia dai sindacati e dalla sinistra Pd, che dall’ala destra della maggioranza, ma difeso dal premier Matteo Renzi.

L’Ncd storce il naso, con Maurizio Sacconi che accusa: “E’ mancato il coraggio delle grandi scelte”, mentre Giovanni Toti di Forza Italia sostiene che “tra i tanti ‘pacchi’ giunti agli italiani in questi giorni, è arrivato anche quello del Jobs Act”.

Ma le voci più critiche arrivano da sinistra con Cesare Damiano del Pd che annuncia battaglia e la Cgil, secondo cui le norme sui licenziamenti collettivi sono un “via libera a licenziare lavoratori singoli e gruppi di lavoratori”.

Una posizione, quella del sindacato, ribadita in un’intervista a Repubblica (guarda la rassegna stampa) anche dal segretario Susanna Camusso, che annuncia scioperi e ricorsi all’Europa. “Continueremo a lottare, a mobilitarci, a scioperare anche contro le aziende perché non può esserci uno che incassa l’altro che subisce soltanto. Useremo la contrattazione e i ricordsi giudiziari in Italia e in Europa” dice Camusso al quotidiano romano”.

Camusso non critica solo il governo, ma anche il mondo industriale italiane. “Gli industriali italiani non investono più, non innovano, a parte coloro che puntano tutto sull’exort” dice il segretario della Cgil, che aggiunge come “da noi mancano gli imporenditori capaci di rischiare in proprio, eppure il governo ha delegato a loro le scelte sul futruo dello sviluppo. E’ una logica che mi faimpressione”.

A difendere la riforma del Lavoro scende invece in campo Angelino Alfano, che in un’intervista alla Stampa, spiega che si tratta di “un grande passo avanti che il mercato del lavoro nemmeno si sarebbe sognato se al governo non ci fosse stato Ncd”. Certo, ammette il ministro dell’Interno, sui licenziamenti individuali, “avremmo preferito  una decisione piu’ netta e radicale. Fosse dipeso da noi saremmo andati fino in fondo”. Tuttavia, precisa Alfano, “se ci sara’ occupazione, vorrà dire che quanto è stato fatto  è sufficiente. Sennò, avrà ragione chi dice che è mancata la zampata finale. Basteranno sei mesi per capirlo”.

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