Casal di Principe - San Cipriano - Casapesenna

“Facciamo un Pacco alla Camorra”, al via la quinta edizione

 Casal di Principe. Presentata al polo commerciale “Eccellenze Campane” la quinta edizione dell’iniziativa “Facciamo un Pacco alla Camorra”.

Anche quest’anno il pacco-dono conterrà prevalentemente prodotti agricoli provenienti da terreni confiscati alle mafie e racconterà l’impegno di numerose cooperative sociali che, nel favorire l’inserimento lavorativo delle classi più svantaggiate, producono un’economia sana, sociale e sostenibile. Ad aprire gli interventi, moderati dall’agente di sviluppo locale Mauro Baldascino, è stato Gianni Solino, responsabile del progetto “La R.E.S. – Rete di Economia Sociale” all’interno del quale l’iniziativa natalizia trova la sua naturale collocazione.

“Siamo convinti – ha dichiarato Solino – che i beni confiscati, una volta ritenuti un problema per lo stato italiano e per i comuni che ne diventavano affidatari, sono addirittura una risorsa. Proprio a partire dai beni confiscati, ventinove soggetti tra cooperative, associazioni e università stanno proponendo un modello di sviluppo alternativo”.

“Facciamo un pacco alla camorra – ha dichiarato invece il presidente del Consorzio NCO Giuliano Ciano – non è solo un tentativo di creazione di economia sociale, ma è soprattutto un pacco ribelle, che vuole dire che un territorio difficile come questo ci sono delle persone che hanno deciso di voler cambiare le cose partendo dall’agricoltura sociale, l’economia vera, pulita, sana. Attraverso quest’iniziativa ci prendiamo anche il compito di stimolare politicamente quale possa essere un nuovo modello di sviluppo per questo territorio che deve fare di più, anche in termini di risorse, per i diritti degli ultimi, i diritti delle persone. Perché da soli non andiamo da nessuna parte e ce la dobbiamo fare tutti insieme”.

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Ma il consorzio NCO, attuatore dell’iniziativa nell’ambito del progetto “La R.E.S” può contare anche sul sostegno e sulla collaborazione attiva del Comitato don Peppe Diana e di Libera Associazioni nomi e numeri contro le mafie. “Il comitato don Peppe Diana – ha sottolineato Valerio Taglione – all’indomani dell’uccisione di don Peppe Diana ha sostenuto e promosso negli anni un percorso di riscatto e di liberazione e oggi non possiamo non sostenere con forza questa iniziativa”.

“Facciamo un pacco alla Camorra – ha proseguito il coordinatore del comitato don Diana – racconta ai cittadini di tutto il Paese un percorso che sta avvenendo sul territorio campano che, innestandosi nel messaggio di don Diana, prova a costruire il riscatto del territorio attraverso un nuovo modello di sviluppo fatto di relazioni positive tra le persone ed economia sociale”.

“Questo pacco – ha aggiunto il direttore di Libera Enrico Fontana – toglie alibi agli sprechi di legalità, a chi ancora nel nostro paese vede i beni confiscati, come un problema e non come una risorsa e antepone la scorciatoia della vendita al riutilizzo sociale. Con questa iniziativa si vuole dare segnali forti a chi ha responsabilità politiche e istituzionali. Il pacco alla camorra deve anche servirci per ricordare al Parlamento che giace da mesi abbandonato il disegno di legge che prevede l’introduzione dei delitti contro l’ambiente nel codice penale. Contrastare i responsabili di queste attività criminali è la maniera migliore per difendere i produttori, le cooperative sociali, chi investe in agricoltura sana”.

Nel corso della presentazione è intervenuto direttamente da Reggio Calabria anche il Procuratore Cafiero De Raho che ha rimarcato a guardare la questione Beni Confiscati da un punto di vista diverso, che non sia esclusivamente quello economico.

“Il pacco alla camorra – ha dichiarato De Raho – è dimostrativo dei beni confiscati che producono. Assegnare una destinazione sociale ad un bene significa rispolverare quella parte di economia che era stata eliminata proprio dalla criminalità organizzata e quindi dimostrare che lì dove c’era la mafia oggi ci sono giovani che lavorano e contribuiscono al miglioramento sociale”. “I beni confiscati – ha concluso il procuratore della Repubblica di Reggio Calabria – hanno il compito di dimostrare a tutti che esiste uno Stato che tiene alla lotta alle mafie e che da questa lotta crea opportunità per tutti e opportunità per i giovani”.

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