Italia

Scuola, Ue contro precariato: “Italia abusa dei contratti a termine”

 Lussemburgo. La sentenza europea emanata dai giudici di Lussemburgo, in ambito scolastico, ha sancito: “L’Italia viola le direttive comunitarie e abusa illegalmente dei contratti a termine”.

Sono finalmente riconosciuti i diritti degli insegnanti, che con 36 mesi di supplenza, potranno appellarsi al tribunale del lavoro e chiedere la stabilizzazione. La vicenda ha avuto origine quando alcuni docenti, stanchi del precariato, si sono appellatti alla Corte di giustizia europea per vedere riconosciuti i loro diritti di lavoratori, ottenendo una risposta positiva. Assunti in istituti pubblici come insegnanti e collaboratori amministrativi in base a contratti di lavoro a tempo determinato stipulati in successione, questi hanno lavorato durante periodi differenti, impiegati per piùdi 45 mesi su un periodo di 5 anni.

Sostenendo l’illegittimità di tali contratti, i lavoratori hanno chiesto giudizialmente la riqualificazione dei loro contratti in rapporto di lavoro a tempo indeterminato, la loro immissione in ruolo, il pagamento degli stipendi corrispondenti ai periodi di interruzione tra i contratti nonché il risarcimento del danno subito.

La corte di giustizia ha riconosciuto la ragione dei lavoratori, considerando illegale l’utilizzo reiterato e immotivato dei dipendenti scolastici che hanno più di tre anni di insegnamento. 250mila precari potranno ora chiedere un risarcimentodi oltre 2miliardi di euro, che corrisponderebbe alla copertura del periodo in cui iprofessionisti non hanno avuto contratti.

La sentenza interesserebbe un gran numero di docenti: sulla base dei dati Miur e Inps, sono più di un milione e mezzo le supplenze annuali. “Quella scritta oggi a Lussemburgo è una pagina storica che pone fine alla precarietà nella scuola e in tutto il pubblico impiego: ora è assodato che non esistono ragioni oggettive per discriminare personale docente e Ata assunto a tempo determinato nella scuola italiana dal 1999- commenta il sindacalista Marcello PacificoNel 2010, siamo partiti con la prima procedura d’infrazione, ancora in corso, contro lo Stato italiano per la mancata stabilizzazione di un supplente Ata, personale non docente, e negli anni successivi sono in migliaia i precari docenti e Ata che inoltrano denunce circostanziate sulla violazione della normativa comunitaria”.

Mimmo Pantaleo, segretario generale della Flc-Cgil, ha commentato la decisione europea con queste parole: “La sentenza è destinata a fare da apripista e dare una speranza alle centinaia di migliaia di precari che da anni coprono posti vacanti facendo funzionare le scuole, gli enti di ricerca, le università e tutte le pubbliche amministrazioni. Renzi non può più sostenere che il sindacato difende i garantiti. Finalmente le ragioni dei precari, stabilità del lavoro e equa retribuzione, sostenute dalla Flc-Cgil anche in migliaia di ricorsi sono state riconosciute alla luce del sole. Adesso sfidiamo il Governo a dare immediata attuazione alla sentenza stabilizzando tutti i precari e non solo quelli iscritti nelle graduatorie a esaurimento. Ma non ci fermiamo qui. Stiamo chiedendo che nelle elezioni nel pubblico impiego delle Rsu di marzo ai precari venga riconosciuto il diritto a candidarsi e a votare”.

“Nel rinnovo dei contratti nazionali- ha aggiunto -rivendicheremo uguali retribuzioni e diritti tra lavoratori precari e a tempo indeterminato. La Flc-Cgil vuole unire il mondo del lavoro e per queste ragioni continueremo a lottare per cancellare il precariato. Invece il Governo Renzi con il Jobs Act allarga la precarietà e riduce il lavoro a merce per rispondere agli interessi delle imprese e dei poteri forti”.

Fabrizio Bocchino, vicepresidente della commissione Istruzione a Palazzo Madama: “Giustizia è fatta. Una bella notizia per i precari della scuola che in maniera reiterata negli anni hanno visto lesi i propri diritti, ma è una sconfitta per lo Stato”.

Soddisfatta l’associazione Codacons, “Avrà conseguenze pesanti per lo Stato Italiano. La decisione della Corte Ue, infatti- afferma il Presidente Carlo Rienzi -spiana definitivamente la strada a una valanga di ricorsi da parte dei 150.000 precari della scuola che si sono visti rinnovare negli anni i contratti a tempo determinato, in totale spregio delle norme comunitarie e subendo un danno economico ingente. Non a caso i giudici italiani hanno finora riconosciuto i diritti dei docenti precari da noi assistiti, condannando il Ministero dell’istruzione a pagare risarcimenti e scatti di anzianità per complessivi 2.766.000 euro”.

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