Italia

Ostia, tangenti e appalti per concessioni spiagge: 9 arresti

 Roma. Pilotavano la gestione degli appalti pubblici e la concessione di stabilimenti balneari lungo il litorale romano di Ostia.

Un’operazione condotta in sinergia dalla polizia di Stato, dall’Arma dei carabinieri e dalla Guardia costiera, coordinata dalla locale Direzione distrettuale antimafia, ha portato all’esecuzione di provvedimenti restrittivi della libertà personale e a numerose perquisizioni a carico di esponenti della criminalità lidense: imprenditori e pubblici ufficiali che avevano messo in atto un impianto corruttivo per manovrare, ad esempio, appalti per servizi di pubblico interesse come le concessioni demaniali degli stabilimenti balneari. Nove persone sono accusate di abuso d’ufficio, turbata libertà degli incanti, falsità ideologica, concussione e corruzione. Oltre a una serie di reati finanziari.

Al centro della vicenda l’affidamento di uno stabilimento molto noto ad Ostia, l’Orsa Maggiore. Per molto tempo del Cral delle Poste e poi affidato in men che non si dica ad una azienda costituita ad arte. Gli inquirenti, che contestano anche l’aggravante del metodo mafioso, ritengono che gli indagati finiti in carcere o ai domiciliari hanno realizzato le loro condotte criminose “per agevolare il clan Spada, federato ai Fasciani, ed egemone nel territorio di Ostia”.

In carcere sono finiti un 66enne, già direttore dell’ufficio tecnico e dell’unità operativa ambiente del XIII municipio; un 47enne ritenuto punto di riferimento del clan e chiamato “capo mafia” in alcune intercettazioni, e anche un luogotenente della Marina militare.

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“Violando le più elementari norme che conformano il procedimento amministrativo, in assenza di alcuna effettiva istruttoria e contraddittorio, Papalini” avrebbe prima disposto la revoca e la decadenza della concessione al Cral per poi riaffidarla “immediatamente ad altro operatore, individuato attraverso una procedura ad (asserita) evidenza pubblica (consumatosi in un arco temporale di si soli 5 giorni) in una società costituita ad hoc solo qualche giorno prima”.

Secondo il procuratore aggiunto Michele Prestipino e i pm Ilaria Calò e Mario Palazzi questa vicenda “è emblematica poiché si inserisce in un ampio contesto che vede il territorio lidense oggetto di appetiti criminali da parte delle locali consorterie mafiose dedite specialmente” ad accaparrarsi “aree demaniali e stabilimenti balneari” con parallela “corruzione di pubblici ufficiali a favore di alcuni imprenditori che potevano giovarsi “del nome degli Spada”.

“Benvenuti a ‘Cosa nostra Beach’, dove la corruzione in questi anni la fa da padrone. Gratitudine alle forze dell’ordine e agli organi investigativi che stanno lavorando tanto e bene e stanno svelando sempre di più la gravità del radicamento delle mafie alle porte della Capitale”, ha commentato Libera.

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