Italia

Jobs Act, la Camera approva ma il Pd si spacca

 Roma. Via libera della Camera al Jobs Act: Montecitorio ha approvato il provvedimento con 316 sì, 6 no e 5 astenuti.

Nessuno dei deputati dell’opposizione ha partecipato al voto, disertato però anche dalla minoranza del Pd: 40 democratici non hanno votato, due hanno detto no al testo, e altri due si sono astenuti. Dei 40 assenti, dicono però dai vertici del partito, 7 erano “giustificati”.

Poco prima del via libera, oltre trenta democratici avevano firmato un documento in cui avevano spiegato le ragioni per cui non avrebbero partecipato al voto finale sul Jobs act. Nonostante le modifiche apportate alla Camera, l’impianto della delega sul lavoro, hanno detto, non è soddisfacente. Tra i firmatari figurano Cuperlo, Bindi, Boccia, Zoggia, D’Attorre.

Non è servito, dunque, l’appello all’unità del presidente del partito, Matteo Orfini. “Abbiamo raggiunto una larghissima unità sul testo – aveva detto – spero che per rispetto della discussione fatta, dei cambiamenti apportati, del lavoro di ascolto reciproco e della nostra comunità, si voglia fare tutti un ultimo sforzo in Aula”.
Il ddl delega passerà al Senato per il via libera definitivo entro il 9 dicembre. Il governo ha posto la questione di fiducia.

E se dopo il voto il dem Fassina dice che “le parole di Renzi non aiutano la pace sociale. Alimenta le tensioni sovversive e corporative”, il premier Matteo Renzi ha twittato: “Grazie ai deputati che hanno approvato il #JobsAct senza voto di fiducia. Adesso avanti sulle riforme. Questa è #lavoltabuona”.

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