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Rocco Hunt: dopo “A Verità 2.0”, mi ritiro

Rocc HuntRocco Hunt chiude con la musica. E per farlo ha scelto di lanciare un ultimo album “A Verità 2.0”, con il quale dice grazie al suo anno indimenticabile.

L’album è una versione arricchita del precedente “A verità”, con 11 brani, tra inediti e nuove versioni, e ospitate di grandi nomi della scena rap come Clementino e Guè Pequeno. “Dopo questo voglio fermarmi un po’ per ritrovare me stesso e scrivere nuove canzoni” dice lui a Tgcom24.

Di fatto un album quasi nuovo di zecca, composto da brani inediti (tra i quali spicca”Na sposa creatura”, ispirato al dramma delle spose bambine in Iran), remix che danno una vernice fresca a vecchie cose, e ovviamente alcuni tra i brani più amati della prima edizione, a partire da “Nu juorno buono”, con il quale ha vinto tra le nuove proposte all’ultimo Sanremo. A questo si aggiunge un dvd con registrazioni live, immagini dal backstage e interviste.

“C’è persino un pezzo del mio primo ep di quando avevo 11 anni – spiega Rocco -. Ci sono un po’ di ospiti come Alessandro Casillo, Clementino e altri. Di fatto è un upgrade di ‘A verità'”. Un anno che si chiude dopo aver messo a segno 50 date, mentre il tempo veniva diviso tra uno studio di registrazione e una piazza. “Non è facile perché quando sei impegnato in un live ti concentri su quello. Non voglio fare più cose così di getto. Voglio concentrarmi bene sia perché ho le spalle larghe per farlo, posso permettermi di staccare un attimo, sia perché voglio fare qualcosa che piaccia davvero, che trovi quell’empatia con il pubblico”, racconta ancora il giovane rapper. Un periodo che lo ha duramente cambiato: come ha dichiarato lo stesso cantante, è in questo momento che non riesce più a scrivere per se stesso.

I suoi testi pare siano diventati una risposta ad un’esigenza di fare per forza una canzone che risponda alle richieste chi o segue, piuttosto che lo sfogo di cui egli stesso ha bisogno. E a chi gli chiede quanto sia cambiata la sua vita ora che vive a Milano, lui risponde: “Ci vado solo a lavorare al disco. Poi le canzoni le scrivo giù. Il contatto con il mio territorio è fondamentale, senza mi sento perso. Anche perché se sono arrivato a questo punto è grazie alla mia realtà e non intendo abbandonarla, mi sembrerebbe un po’ di rinnegare”. Alla definizione di “rapper come nuovi cantautori” lui controbatte affermando che “ il cantautorato è relegato a quegli anni, a un certo tipo di musica. Noi possiamo essere anche dei cantastorie ma il cantautorato è un’altra cosa. Noi siamo rapper”.

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