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“Andiamo a quel paese”: Ficarra e Picone al cinema

 “Andiamo a quel paese” esce al cinema venerdì. Protagonisti Ficarra e Picone, la commedia, divertente ma dal sapore amaro, ruota attorno alla problematica del tutto contemporanea e moderna: il precariato e la disoccupazione italiana.

Tanto che in una delle tante interviste rilasciate dalla coppia cinematografiche non si contengono i richiami alle politiche di Governo e alle azioni messe in campo da Renzi. “Al di là degli ottanta euro di Renzi come farebbero molti giovani a campare senza l’aiuto dei pensionati?”, si domanda Salvo Ficarra con la sua solita capigliatura imbizzarrita. Sul presidente del Consiglio gli fa subito eco l’apparentemente più placido Valentino Picone: “Dovrebbe stare sempre e solo in televisione. Quando lo vedo e lo sento sto bene, mi riempie di speranze, vorrei camminare con lui, assorbire il suo ottimismo. I problemi cominciano quando cambio canale”.

Focali nella storia sono i due decidono, rimasti senza lavoro, di lasciare Palermo per ritornare al loro paesello di Monteforte (in realtà è Rosolini in provincia di Siracusa) dove magari è più facile campare con meno spese. Ad aspettarli una schiera di anziani armati di pensione su cui i due amici si getteranno a capofitto, ospitandoli in casa, allargando il nucleo familiare a dismisura pur di ritirare l’assegno a fine mese. Lo spunto comico viene poi portato giustamente alle estreme conseguenze quando Ficarra – che veste al solito i panni del carnefice – pensa bene di far sposare Picone – sempre vittima – con l’anziana zia Lucia (interpretata dalla strepitosa Lily Tirrinnanzi) per la sicurezza di un futuro munito di pensione di reversibilità. “L’Italia è un paese per vecchi – scherza ma non troppo Picone – se non ci fossero le pensioni, veri e propri ammortizzatori sociali, probabilmente molte famiglie non riuscirebbero ad arrivare alla fine del mese”.

Un cinema popolare, che gioca sui costumi italiani, con tanto di brigadiere (Francesco Paolantoni) e barbiere (Nino Frassica), in cui si vedono donne e uomini normali che, magari, ripresi dall’alto mostrano le aureole di calvizie incipienti e che abitano in case non ancora arredate dalla scenografia di Ikea: “Noi raccontiamo ciò che conosciamo – prova a teorizzare Picone – cose semplici come le domeniche in famiglia che amiamo trascorrere. Poi il registro comico ci dà la possibilità di sdrammatizzare mentre ad altri un argomento come quello della crisi può apparire spigoloso e ostico da affrontare”. “Ma ciò che conta per noi – prosegue Ficarra – è sempre e solo la risata. Ci dicono che questo film fa ridere anche con amarezza, e questa è una cosa interessante perché difficile da far succedere. Comunque la nostra missione rimane far sorridere la gente. Abbiamo cercato di farlo in passato con la mafia, con i siciliani, con noi stessi e ora ci proviamo con la crisi”.

Ma come vedono l’Italia di oggi i due comici che torneranno a Zelig come conduttori insieme a Ilary Blasi per una sola serata martedì prossimo? “La vediamo come la vedono i politici, in televisione”, risponde Picone che per la classe politica propone la castità “così, chiusi nei monasteri, potrebbero meglio dedicarsi a lavorare per il Paese”. Rincara la dose Ficarra: “La politica è come un reality anche se è l’unico spettacolo in cui le nomination non valgono. Tu li puoi nominare ma loro non escono da quella casa”.

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