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Allen dirige Colin Firth e Emma Stone in “Magic in the Moonlight”

Magic in the MooonlightDa piccolo avrebbe voluto fare il mago. O magari il prestigiatore. Qualsiasi cosa avesse a che fare con la magia.

Ed è per questo che da adolescente trascorreva i giorni a fare magia, ad esercitarsi con le carte da gioco, fazzoletti e anelli. Sarà per questo che l’ultimo film di Woody Allen, “Magic in the Monnlight”, ha come filo conduttore la magia. Il film, in uscita il prossimo 4 dicembre, dopo l’anteprima al Torino Film Festival, ha come protagonisti un illusionista scettico e una giovane medium dalle straordinarie capacità divinatorie, impegnati in un duello di capacità che finirà per farli innamorare.

na pellicola che vede impegnati sul grande schermo, per la prima volta dietro la direzione di Allen, Colin Firth e Emma Stone. Firth vestirà i panni di Stanley Crawford, un mago diventato famoso nel mondo con il “personaggio” dell’illusionista cinese Wei Ling Soo. Forte delle sue capacità di ricreare mondi di finzione, è scettico rispetto a ogni forma di aldilà e spiritualità. Abile nello smascherare i truffatori, viene chiamato, nel sud della Francia, nella residenza di una famiglia di americani facoltosi per indagare su Sophie Baker, una giovane veggente (Emma Stone) capace di leggere nel pensiero e mettere in comunicazione i viventi con i cari estinti. All’inizio ogni tentativo di smascherarla si scontra contro le incredibili abilità di Sophie. Ma, a forza di frequentarla, il cinico e arrogante illusionista comincia a subire il fascino di questa attraente e sensibile ragazza. La storia è ambientata negli anni Venti quand’erano in gran voga medium e “comunicatori” spirituali.

“A quel tempo erano molto seguìti – dice Allen – gente molto famosa come Arthur Conan Doyle, il creatore di Sherlock Holmes, li prendevano molto seramente. E si verificava ogni tipo di incidente, tipo le foto in cui venivano impresse le figure di spiriti, che lasciavano la gente sbigottita; le sedute spiritiche erano molto comuni”.

“L’atmosfera sul set è stata eccezionale – racconta la Stone – tutte le riprese sono state veramente magiche”. “Credo che in qualche modo l’atmosfera che abbiamo vissuto venga fuori anche nel film – le fa eco Firth – la musica che Woody metteva sul set, la fotografia di Darius Khondji era qualcosa che si percepiva nettamente. Quelle location erano vere, non si poteva non esserne influenzati. La villa di Juan Le Pins è uno dei posti più belli che abbia mai visto in vita mia. È una zona in cui vivono persone veramente agiate… Non è facile accedere a questi luoghi, sono case private che vengono concesse con grande difficoltà, hotel dai costi proibitivi. Un’esperienza meravigliosa e assolutamente non sostenibile. Non è qualcosa che si può fare nella vita di tutti i giorni”.

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