Esteri

Messico, l’anatema dei vescovi: “Basta morti e desaparecidos”

 Città del Messico. “Basta, non vogliamo più violenza né morti, non vogliamo più desaparecidos né dolore e vergogna”.

E’ l’energico messaggio lanciato in una nota dai vescovi del Messico, in seguito alla vicenda dei 43 studenti scomparsi di Iguala lo scorso 26 settembre.

A sottoscrivere la nota sono stati i membri della conferenza episcopale messicana nel corso di un assemblea plenaria, dopo il forte appello fatto dal Papa nell’udienza generale di domenica, quando il Pontefice ha ricordato di essere “particolarmente vicino in questo momento doloroso della sparizione dei ragazzi messicani che ora sappiamo assassinati”.

I vescovi hanno sottolineato di condividere con i messicani “la sofferenza dei familiari” degli studenti che “sono morti o desaparecidos” e che si aggiungono d’altro lato “alle migliaia di vittime anonime in diverse regioni del nostro paese”.

Nella nota i vescovi ammettono “con tristezza” che la situazione nel paese “è peggiorata, scatenando una crisi nazionale”. Sono molte le persone nel paese che vivono “sottoposte alla paura e si trovano senza difese davanti alla minaccia del crimine organizzato”.

Intanto anche ieri ci sono stati gravi incidenti durante le manifestazioni di protesta. In particolare, scontri durissimi con la polizia in tenuta antisommossa si sono avuti per la prima volta ad Acapulco, città considerata una delle mete più importanti del turismo internazionale. Molti turisti sono dovuti rimanere chiusi negli alberghi, mentre le autorità locali sconsigliavano gli stranieri a girare per la città.

Una iniziativa coraggiosa quella annunciata oggi da alcuni familiari dei 43 ragazzi desaparecidos: un tour per sensibilizzare le autorità e la popolazione ad aumentare l’impegno nella ricerca dei loro figli. “L’obiettivo è dire alla gente che continueremo a pretendere dal governo che li trovi – afferma Epifanio Alvarez, uno dei familiari – che per noi sono vivi e che serve proseguire le ricerche”.

I familiari sono partiti oggi dal luogo della sparizione, la scuola di Ayotzinapa dove studiavano i ragazzi, ordinati in tre colonne di auto: il lungo cordone toccherà varie zone del paese, percorrendo sette stati, per arrivare a Città del messico il 20 novembre. L’intenzione dei parenti delle vittime è di chiedere “alla popolazione il suo sostegno per trovare i giovani”, ha chiarito un membro del comitato studentesco dell’istituto. Dietro quest’ultima iniziativa c’è la rabbia dei familiari, piuttosto critici verso le ricerche condotte dalle autorità dalla scomparsa degli allievi e dei docenti il 26 novembre a Iguala, nello stato meridionale di Guerrero.

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