Caserta

“Con Lucio”, a Sant’Agostino la mostra che ricorda Amelio

 Caserta. Sabato 22 novembre, alle ore 11, al Museo di Arte Contemporanea della Città di Caserta nella sede del Centro Sant’Agostino con ingresso in via Mazzini, 16, sarà inaugurata la mostra “Con Lucio” del fotografo Bruno del Monaco, dedicata al gallerista Lucio Amelio, di cui ricorre il ventennale della scomparsa.

La mostra, realizzata con l’approvazione della Fondazione Lucio Amelio e collegata all’iniziativa prevista presso il Museo Madre di Napoli a partire dal 21 novembre, resterà aperta fino al 20 dicembre.

Al vernissage interverranno il sindaco Pio Del Gaudio e l’assessore alla Cultura, Nicoletta Barbato. La mostra ripercorre attraverso una cinquantina di scatt, la storia di Lucio Amelio, in particolare nel periodo che rese la sua galleria, Napoli e la Campania come uno dei punti centrali dell’arte contemporanea nel mondo.

Il percorso, raccontato da del Monaco attraverso fotografie, soprattutto in bianco e nero, testimonia la grande forza creativa di Lucio Amelio, che ha incrociato l’arte di Warhol, Beuys, Richter, Pistoletto, Rauschenberg, Kounellis, Mapplethorpe, della nascente Transavanguardia e i luoghi, come la Sonnabend, che resero eccezionale questa storia.

“La città di Caserta, che ospita la più grande collezione tematica d’Europa, Terrae Motus, voluta proprio dal grande gallerista napoletano come risveglio delle coscienze dopo il drammatico sisma che sconvolse la Campania nel 1980. – dice il sindaco Del Gaudio – Vuole rendere omaggio ad uno dei più grandi art maker del mondo, testimoniando la sua attenzione verso la storia recente dell’arte”.

“Abbiamo voluto fortemente l’evento – spiega l’assessore Barbato – proprio per dare un segnale importante in un momento difficile come questo. La città di Caserta ha delle straordinarie potenzialità per diventare un grande attrattore di cultura e turismo. E’ partendo da personaggi come Lucio Amelio, che ha voluto che la straordinaria collezione Terrae Motus fosse ospitata nella nostra città, che possiamo ricostruire una storia importante e continuare a fare cultura”.

“L’idea di questa mostra – afferma Massimo Sgroi, curatore della mostra – nasce proprio dalla volontà di ricordare il gallerista scomparso senza essere celebrativi ma, avendo conosciuto Lucio Amelio, proseguendone il lavoro e restituendo a Terrae Motus la sua funzione di detonatore di un accadere artistico e sociale. Ciò che Lucio Amelio aveva compreso con brillante lucidità era proprio questo: che la presenza della vita, in particolare quando è legata alla misura della catastrofe, esprime contemporaneamente una radicale domanda di vita.E, nella radicalità della morte, nella sua estremizzazione afferma se stessa nella maniera più autentica possibile. La stessa morte di Lucio ne è un esempio. Ricorda, in maniera molto prossima, ciò che sosteneva Rilke proprio a proposito della morte: ‘Un morire che scaturisca da una vita in cui ciascuno abbia avuto amore, senso e pena’ Resta da stabilire se egli avesse già il senso delle nuove dinamiche della morte, di quel tentativo della nuova forma umana di ridefinire il senso di spazio intorno alla morte, se il Terremoto diventi pretesto per indagare la nuova spazialità della Signora Oscura riparametrando, una volta per tutte, quello che è la misura (e non il tempo) dell’attimo finale”.

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