Campania

Porto di Napoli, sequestro di beni per gli ex vertici

 Napoli. La Guardia di Finanza di Napoli, al termine di indagini delegate dalla Procura regionale della Corte dei Conti, ha accertato un presunto danno erariale di oltre 14 milioni di euro arrecato all’Autorità portuale di Napoli.

Il danno sarebbe determinato dalla mancata riscossione di canoni demaniali, diritti di approdo, diritti di security e delle indennità dovute per molteplici occupazioni abusive di demanio pubblico.

Della responsabilità del danno erariale sono chiamati a rispondere alcuni dirigenti apicali dell’Autorità portuale di Napoli, che non avrebbero posto in essere i rimedi organizzativi necessari a correggere deficienze e omissioni nel sistema di riscossione delle spettanze. Inerzia, si legge in una nota della Guardia di Finanza, “resa ancor più grave dal fatto che la dirigenza dell’ente, come provato dalle indagini, ne era pienamente consapevole”.

La Procura regionale della Corte dei Conti della Campania ha emesso atti di invito a dedurre nei confronti di ex presidenti, segretari e dirigenti dell’ente, richiedendo inoltre la misura cautelare e patrimoniale del sequestro conservativo di disponibilità finanziarie, beni e crediti in favore dell’Autorità portuale di Napoli. La Sezione giurisdizionale per la Campania della Corte dei Conti, condividendo la tesi accusatoria, ha autorizzato il sequestro conservativo nei confronti di 6 soggetti per un importo fissato in oltre 7 milioni di euro.

L’intervento della Procura contabile e della Guardia di Finanza ha, nel contempo, prodotto anche importanti effetti conformativi da parte degli attuali dirigenti, responsabili degli uffici addetti alla gestione delle concessioni demaniali marittime, che in pochi mesi hanno avviato procedimenti finalizzati allo sgombero delle aree demaniali marittime occupate senza titolo da 13 soggetti, richiedendo inoltre gli indennizzi dovuti per un importo pari a oltre 1,3 milioni di euro.

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Il danno erariale, secondo quanto emerso dalle indagini, sarebbe stato determinato dalla mancata riscossione dei canoni demaniali e dei diritti di approdo e di security da parte di alcuni concessionari di aree demaniali gestite dall’Autorità portuale, per un importo complessivo, dall’anno 2004 al 2009, pari a oltre 8 milioni di euro. Al riguardo è stato attivato dalla Commissione Europea un provvedimento istruttorio, con richiesta di chiarimenti in merito, finalizzato a verificare la sussistenza dei presupposti per contestare la violazione della normativa comunitaria in tema di illeciti aiuti di Stato. Inoltre gli investigatori evidenziano l’occupazione, da parte di 82 soggetti economici, di aree demaniali senza averne alcuni titolo oppure avendo un titolo concessorio scaduto.

Nel dettaglio è stato rilevato che l’Autorità portuale di Napoli non ha richiesto il pagamento dell’indennità agli 82 soggetti e che il mancato rilascio dei titoli autorizzativi o di concessione per l’occupazione delle aree demaniali marittime non ha consentito la registrazione degli atti presso l’Ufficio del registro dell’Agenzia delle Entrate, con conseguente evasione dell’imposta di registro dovuta dal concessionario.

Infine, la mancata attivazione delle procedure di rinnovo e rilascio delle concessioni da parte dell’Autorità portuale di Napoli ha reso impossibile valutare, nel tempo, attraverso procedure ad evidenza pubblica, l’eventuale esistenza di condizioni che permettessero alla pubblica amministrazione di applicare canoni concessori più vantaggiosi e, contemporaneamente, ai privati di concorrere in regime di par condicio e trasparenza.

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