Orta di Atella

Il santuario che non diventa parrocchia: la rabbia dei fedeli

 Orta di Atella. Bocciato all’esame sui sacramenti. Non stiamo parlando dell’esperienza scolastica di un futuro prete, bensì della situazione in cui versa il santuario di San Salvatore da Horta, ad Orta di Atella. Andiamo per ordine.

Il 23 ottobre del 2007, monsignor Paolo dell’Aversana, nella qualità di vicario generale della Diocesi di Aversa, invia una richiesta di terreno, per l’estensione totale di 5mila metri quadrati, al sindaco del comune di Orta di Atella al fine di costruirvi un nuovo complesso parrocchiale.

L’atto formale è dettato dalle necessità di una popolazione, quella atellana, che, in poco più di 10 anni, ha fatto registrare un boom di nascite e nuovi cittadini, salendo alla cifra di quasi 30mila abitanti. Ovviamente, a fronte di una densità demografica così ampia, si necessita di diverse parrocchie al fine di permettere a tutti di avere disponibilità parrocchiale per i riti liturgici da svolgere. E’ proprio qui che sta l’intoppo: sul territorio sono presenti solo due parrocchie, la San Massimo Vescovo e quella di San Michele Arcangelo, presente nella frazione di Casapuzzano che conta poco più di tremila abitanti (non divise dai confini parrocchiali).

Il Comitato “Pro erigenda Nuova Parrocchia San Salvatore da Horta” ha offerto la sua soluzione: evitare spese ingenti legate alla costruzione di una nuova chiesa rendendo il santuario una parrocchia in virtù di concessioni vescovili. In questo modo, a parer dei componenti, si potrebbe rispettare a pieno la linea della pauperizzazione ecclesiale (i fondi arriverebbero dalla Cei), come dire “una firma su una carta, piuttosto che una firma su un assegno”.

La richiesta del comitato è stata rifiutata da monsignor Angelo Spinillo che, in una comunicazione datata 7 gennaio 2013, ha motivato il suo no con due motivazioni: in primo luogo, la vicinanza rispetto alla parrocchia di San Michele Arcangelo, inoltre l’attuazione in corso della costruzione di una chiesa ex novo, come richiesto nel 2007. I fedeli hanno replicato osservando che paesi limitrofi (anche con 8-9mila abitanti) dispongono di numerose parrocchie e che la costruzione richiederebbe 15 anni.

I componenti del comitato restano ancora molto scettici e non si sanno spiegare per quale motivo il santuario non diventi parrocchia. Nel 2012, ad esempio, sono stati celebrati nella parrocchia madre 450Battesimi, 100funerali, 90matrimoni, 100 Cresime,80 trigesimi, settemila benedizioni presso abitazioni periodo pasquale, 11 pullman di pellegrinaggi, 50 celebrazioni di nozze d’argento e d’oro, 100 prime comunioni.

Una “esplosione” di sacramenti che, secondo i fedeli del santuario, si potrebbe evitare. Intanto, i segnali di difficoltà sono tangibili: stando a quanto affermano i rumors, lo scorso anno due persone defunte sarebbero rimaste sul letto di morte per due giorni per mancanza di disponibilità di parrocchia, inoltre diversi futuri sposi hanno dovuto celebrare le loro nozze altrove per impossibilità organizzativa.

A fronte delle problematiche, i componenti del comitato hanno inviato due lettere alla segreteria pontificia, in due date diverse: 20 settembre 2012, quando Papa Benedetto XVI vestiva la carica di pontefice, e il 20 settembre del 2013, a Papa Francesco. Gli incartamenti, seguiti da spedizione romana dei fedeli, non hanno ricevuto risposta.

A seguire le interviste realizzate ad alcuni componenti del Comitato “Pro erigenda Nuova Parrocchia San Salvatore da Horta”, tra cui il presidente Pietro Pellino.

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