Maddaloni - Valle di Maddaloni

La città perde il Giudice di Pace, De Lucia: “Abbiamo fatto il possibile”

 Maddaloni. Mercoledì chiuderà ufficialmente i battenti l’ufficio del Giudice di Pace di Maddaloni. E’ importante, a questo punto, per il sindaco Rosa De Lucia, ricostruire, con precisione, la cronologia degli eventi in modo da definire con certezza le responsabilità.

Il 12 marzo del 2012 il Consiglio comunale aveva dato mandato affinché si rappresentasse al Ministero di Giustizia la volontà della comunità di mantenere sul proprio territorio l’Ufficio del Giudice di Pace, nei modi e termini stabiliti dalla legge numero 148 del 2011 ed auspicabilmente anche di concerto con gli altri comuni limitrofi, inviando la delibera di consiglio approvata al Ministero di Grazia e Giustizia e al presidente del Tribunale di Santa Maria Capua Vetere. Il 29 aprile 2013 i comuni di San Felice a Cancello, Arienzo, Santa Maria a Vico, come facilmente riscontrabile da atti pubblici, hanno protocollato istanza per essere riammessi ad esame, cosa che invece non avveniva per il Comune di Maddaloni. Questo atteggiamento di inerzia e di inefficienza è proseguito poi con la gestione commissariale.

“Questa amministrazione, – spiega il sindaco – dopo un incontro con gli avvocati del territorio, inviava, pur sapendo di essere fuori dai termini per responsabilità pregresse, una nota ufficiale, il 25 novembre, con numero di protocollo 30550 all’allora ministro della Giustizia, Anna Maria Cancellieri, e al presidente del Tribunale di Santa Maria Capua Vetere con la quale spiegava che la gestione commissariale, nel frattempo sopravvenuta, per vicissitudini politiche, non aveva inteso proseguire nel solco determinato dal massimo organo politico e che l’occasione della domanda di mantenimento in parola non aveva avuto seguito”.

“Ristabilita l’amministrazione politica della città, dopo un attento esame delle possibilità finanziarie e delle risorse umane, stanziando circa 50mila euro – spiega ancora De Lucia – chiedevo al dicastero competente di recuperare la precedente volontà politica espressa in consiglio nel 2012, ma mai realmente sostenuta. Ho avuto anche un incontro con l’attuale ministro della Giustizia, Andrea Orlando, a cui ho posto l’importante questione, ma visto che era stato già pubblicato in Gazzetta Ufficiale il documento di riordino dei nuovi uffici, non è stato possibile nemmeno prendere in considerazione la nostra proposta. Purtroppo, in questo caso, non ci è stato possibile porre rimedio alla sciatteria politica ed amministrativa di chi aveva responsabilità di governo all’epoca dei fatti”.

“Adesso – conclude il primo cittadino – sarà importante dedicare tempo e attenzione alla pianificazione degli interventi rispetto all’ubicazione di nuovi uffici presso quello che rimane un edificio di proprietà comunale al fine di valorizzarlo e fornire alla cittadinanza un servizio di pari dignità”.

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